Il paesaggio come bene comune

“Gli uomini che non guardano mai indietro, verso i propri antenati, non saranno mai capaci di guardare avanti, verso i posteri”. Questa citazione di Edmund Burke è sicuramente uno dei passi più significativi de Il paesaggio come bene comune, di Salvatore Settis.

Il paesaggio come bene comune: di cosa parla

Questo libello è la trascrizione di una lezione sul paesaggio che l’archeologo ed ex direttore della Normale di Pisa ha tenuto nel 2011 a Napoli, a Palazzo Zervallos-Stigliano, in occasione del Premio Napoli ricevuto per il suo libro Paesaggio Costituzione cemento. La battaglia per l’ambiente contro il degrado civile.

Le pagine sono pochissime, 24, anzi 20 se consideriamo solo il testo della lezione; io l’ho divorato in mezz’ora, contando anche il tempo per le sottolineature, che sono state inevitabilmente tante per la densità dei concetti sull’argomento trattato.

 

Settis si rivela, come al solito, un bravo comunicatore: in uno stile divulgativo e piano, rivolto davvero a tutti, racconta e condensa in poche righe un’infinità di nozioni e argomentazioni. Spiega, facendo appello all’articolo 9 della nostra Costituzione, perché il paesaggio debba essere considerato bene comune, come era considerato nel diritto romano e negli statuti comunali medievali, quale sia il significato della perdita di memoria storica legata al paesaggio stesso.

Consumo di suolo, nemico del paesaggio

“L’Italia è il Paese europeo col più basso incremento demografico e col più alto consumo di suolo”: questo la dice lunga su come la percezione del paesaggio sia cambiata in Italia negli ultimi decenni. “Stiamo trattando il nostro territorio come se fosse una risorsa senza fine”, continua. E in un altro passo ricorda che “per divorare il territorio, continuare il grande saccheggio, è anche necessario distruggere la nostra memoria storica. Depotenziare la tutela è più facile, se i cittadini, smemorati, non se ne accorgono”.

Ecco perché il paesaggio italiano, così ricco di arte e storia, così intriso di memoria, non deve e non può essere ulteriormente saccheggiato in nome della speculazione edilizia, delle indagini per l’estrazione petrolifera (pericolo oggi straordinariamente attuale, a causa dello Sblocca Italia), di una presunta crescita che poi, quali reali benefici starebbe portando al Paese?

E la polemica di Settis nei confronti di chi ha governato e avrebbe dovuto onorare la Costituzione negli ultimi anni non è nemmeno tanto velata: ” I tagli all’università, alla ricerca, alla cultura, alla musica, al teatro, alla scuola, ai beni culturali, alla tutela del paesaggio, alla sanità, alla messa in sicurezza del territorio sono, insomma, una dura necessità solo per chi è ben determinato a proteggere l’evasione fiscale, anziché sgominarla in nome della legalità.”

Rispettare la costituzione

Come combattere questa ingiustizia? Chiedendo che venga rispettata la Costituzione, facendo appello all’azione dei singoli cittadini per la difesa degli interessi pubblici.

Insomma, è un libello dall’altissimo valore civico, questo. Dall’intento quasi rivoluzionario, se non conoscessimo il professore. E va letto, anche solo per ricordarci quale sia la direzione da seguire per non mollare, mai.

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