L’Ultima cena, tra ricette e dati archeologici

La valigia per le ferie non è mai veramente finita senza almeno un paio di libri da poter leggere tranquillamente sotto l’ombrellone. Tralasciando i testi accademici, che è meglio non portare per evitare che si rovinino con quel mix di crema solare, sabbia e salsedine tipico dell’interno delle borse da spiaggia, c’è una enorme varietà di titoli tra cui possiamo scegliere per leggere di archeologia (e anche bene) senza scordare il relax.

Uno di questi testi è sicuramente Gerusalemme: l’Ultima cena, di Marta Berogno e Generoso Urciuoli (il “papà” di Archeoricette). Quando ho comprato il libro sapevo che dentro avrei trovato il probabile menù della cena più importante della cristianità; quello che non sapevo era “come” questa cena sarebbe stata raccontata.

Marta e Generoso scrivono bene. Con bene intendo proprio bene, in modo accattivante, interessante non solo per il lettore preparato, che ha una conoscenza specifica e sa decifrare i dati archeologici, ma anche per chi, profano, conosce l’ultima cena anche solo per averla studiata al catechismo.

L’ultima cena, un testo in bilico tra archeologia e fede

Se ci pensate, il loro lavoro è stato veramente difficile. Non parlo tanto della raccolta dei dati, sicuramente complessa e che anzi li ha visti peregrinare per Gerusalemme in cerca di evidenze archeologiche. Il loro lavoro, almeno credo, è stato complicatissimo perché li ha portati a scrivere in equilibrio su un filo alle cui estrmità vi sono da una parte verità accettate per fede e dall’altra dati storici e archeologici difficilmente confutabili.

Ne è uscito un libro di circa 200 pagine veramente godibile, accurato e politically correct. Per quanto io stessa giudichi spesso male quest’ultima definizione, devo ammettere che l’essere stati politicamente corretti (cioè essersi attenuti ai fatti, senza giudizi di sorta) li mette al riparo sia dalle critiche dei cattolici ferventi a cui poco importano le evidenze archeologiche, sia da quelle di chi, più attento alla realtà storica degli accadimenti, avrebbe potuto contestare un eccesso di fede.

Il volume ha come filo conduttore il cibo. Affronta le abitudini alimentari ebraiche, le confronta con quelle ellenistico-romane, cerca di capire se Gesù possa aver intrapreso una rivoluzione culinaria, se la cena si sia verificata veramente a Pasqua. Cosa hanno mangiato Gesù e i suoi discepoli prima che lui morisse? Qual era il menù? Quale sarebbe stato un menù-tipo della cena di Pasqua? Citando i Vangeli da una parte e le ricerche arceologiche dall’altra (con tanto di foto), gli autori provano a ricostruire l’Ultima cena, fornendo alla fine anche delle ricette verosimili.

Un libro per appassionati e per curiosi, che non “disturberà” né i cattolici praticanti, né gli atei convinti proprio per il taglio squisitamente gastronomico. Da leggere.

Marta Berogno, Generoso Urciuoli
Gerusalemme: l’Ultima Cena
Edizioni Ananke
16,50 euro

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