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Archeologia e giornalismo: sei piccoli promemoria

Archeologia e giornalismo non sempre vanno d’accordo. Scrivere di archeologia per una testata giornalistica non è per niente facile, lo so bene. Se vuoi realizzare un buon lavoro, devi porti in modo accattivante e allo stesso tempo avere buone fonti, incuriosire ma senza semplificare troppo, per evitare di scadere nella banalità e rischiare di dire castronerie.

La scrittura è allo stesso tempo un piacere (per me almeno lo è) e un servizio e, proprio per questo, comporta uno sforzo. E alcuni argomenti – specialmente se sono molto tecnici, come appunto l’archeologia – sono più difficili da raccontare di altri. Si rischia però di dare informazioni distorte.

Io, per cercare di scrivere sempre al meglio, mi sono segnata alcuni promemoria su post-it appiccicati all’agenda, che vi riporto qui.

1. Verifica la fonte (ne va della tua reputazione)

A volte si è tentati di dar retta a un comunicato, specie se ben scritto. Di solito i comunicati sono una fonte di parte, ma abbastanza buona. Ci sono comunicati ricchi di dati interessanti e informazioni. Se si ha poco tempo, sbagliare è un attimo. Dipende infatti da chi li scrive, i comunicati. Meglio non fidarsi di una fonte sospetta (un’associazione o un comitato di cittadini) e cercare solo fonti autorevoli (una università o un ente ufficiale). Se per esempio si parla di un teatro antico dove invece non c’è niente, meglio non liquidare il tutto con un “Bho, avranno verificato” perché non c’è abbastanza tempo per farlo di persona (lo sappiamo che il tempo è uno dei nostri peggiori nemici).
No, non è una fonte verificata. E se fa storcere il naso, meglio non usarla.

2. Se ti fa storcere il naso, probabilmente non funziona

A volte leggiamo qualcosa e non ci torna. O intervistiamo qualcuno e sembra ci stia dicendo una stupidaggine. In quei casi, non è detto che abbiamo ragione, ma non è nemmeno detto che abbiamo torto. Specialmente se un intervistato, su un tema complesso come quello storico archeologico, banalizza e semplifica troppo senza dare spiegazioni, forse davvero non funziona, quello che stiamo ascoltando. E allora vale la pena di verificare o di non riportare certe affermazioni, perché magari potrebbero dare un’informazione distorta. Si tratta forse del caso più difficile.

Ma se non fa storcere il naso?

Questo è un problema, perché almeno se un’affermazione ti suona sbagliata, o vai a controllare o ad approfondire. La mia amara considerazione è che su periodi molto antichi ormai si possa scrivere tutto e il contrario di tutto, senza che nessuno si fermi a riflettere se ciò che viene espresso abbia realmente un senso. E questo, nonostante la buona volontà dei colleghi, non fornisce un buon servizio sulla conoscenza del mondo antico.

3. Le date contano. E a.C. e d.C. non sono la stessa cosa.

Qui c’è poco da dire. Mi capitò di leggere tempo fa su una rivista cartacea non di settore date abbastanza strane riguardanti la seconda guerra punica. Di errori sulle date se ne fanno a bizzeffe e lì o te ne accorgi o non te ne accorgi. Però ecco, nel ricontrollare una data ci aiuta pure Wikipedia. Non è cosa ignobile usare questo strumento, se serve a ricontrollare una data. Orsù.

4. Scegliere la foto giusta è importante

Perché non tutti i posti sono uguali. Per esempio, i fori: a Roma non ci sono solo quelli imperiali. Ma anche quando si parla di foro romano le foto scelte dalle redazioni non fanno differenza. Anche qui, si tratta di un misto di non conoscenza, di fretta, e di assenza delle foto “giuste” nei database a disposizione delle redazioni. Che fare? Cercare di non fornire informazioni scorrette al netto delle possibilità tecniche.

Ma questo vale per tutto, non solo se si parla di archeologia.

5. Occhio ai titoloni

Chi scrive lo sa: a volte si è tentati di utilizzare un titolo “un po’ forte” per attirare l’attenzione del lettore. E allora magari si abusa del termine “mistero”, perché è accattivante e fa volare la fantasia. Sarebbe meglio limitarsi. Vero è che non sempre si riesce a essere brillanti senza questi piccoli espedienti. Se non sono fuorvianti, si possono perdonare.

6. Chiedi a un archeologo

Questa vale sempre, per qualsiasi dubbio. Se non si è archeologi, è utile. Se lo si è, il parere di un collega è sempre prezioso e aiuta a chiarirsi le idee. Una telefonata non allungherà la vita, ma mette al riparo da strafalcioni…

 

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