sette contro Tebe, teatro greco di siracusa

I sette contro Tebe al Teatro greco di Siracusa

Costumi tribali che si trasformano in abiti moderni mediorientali e tute mimetiche, e il nitrito dei cavalli che lascia spazio, in sottofondo, allo scoppio di granate e missili terra aria: il regista Marco Baliani ha reso così I sette contro Tebe, tragedia di Eschilo portata in scena al teatro greco di Siracusa in cartellone fino al prossimo 25 giugno.

I sette contro Tebe

La trama di questo spettacolo, rappresentato per la prima volta ad Atene alle Grandi Dionisie del 467 a.C., è semplice: parla dei due figli di Edipo, Eteocle e Polinice, maledetti dal padre e lasciati a governare la città di Tebe. Dopo essersi accordati per occupare il trono a turno, il primo dei due, cioè Eteocle, non vuole lasciare il potere al fratello, che raduna così un esercito per espugnare la città. Sei eroi più Polinice ne affrontano altri sei più Eteocle, posti a guardia delle sette porte della città. In uno scontro cruento che stermina quella che oggi chiameremmo “la meglio gioventù” tebana e argiva, muoiono uno accanto all’altro anche i due fratelli: al primo, il re e il difensore, il governo cittadino concede degna sepoltura, al secondo, l’aggressore, invece no. Sarà la sorella Antigone, mossa a pietà, a voler rendere degna sepoltura anche a Polinice, chiudendo la tragedia con un monito ai concittadini: “State attenti: è sempre mutevole ciò che un governo ritiene giusto”.

L’allestimento

Interessante l’allestimento scenico, con un albero-tempio al centro del palco che viene “abbattuto” lasciando il posto a un altoparlante moderno (quasi che la voce assente degli dei venga sostituita da quella metallica del governo cittadino?), e soprattutto bella la gestione del coro, assolutamente dinamico e polifonico; interessante (anche se forse un po’ forzata e non immediatamente comprensibile a tutti) l’idea di trasformare il conflitto tra i due figli di Edipo in un emblema delle guerre fratricide di ieri e di oggi, dove i morti non sono mai tutti uguali, ma sono buoni o cattivi, di serie A o di serie B, a seconda della parte con cui sono schierati. Con una Antigone che ci ricorda che invece i morti sono semplicemente morti, checché ne dicano i decisori politici, e che l’umanità e la pietà non sono cose che si possono decidere a tavolino.

La stagione 2017 al Teatro greco di Siracusa

I sette contro Tebe è solo uno dei tre spettacoli che vanno in scena in questa 53esima edizione del ciclo di rappresentazioni classiche del Teatro greco di Siracusa: le altre due sono le Fenicie di Euripide, in cartellone fino al 24 giugno, e le Rane di Aristofane, cui si potrà assistere dal 29 giugno al 9 luglio. Il festival è a cura dell’Inda, Istituto nazionale del dramma antico, fondato da un piccolo gruppo di facoltosi siracusani oltre un secolo fa per dare nuova vita alle antiche tragedie e commedie.

Teatro greco di Siracusa: riuso creativo da oltre un secolo

Gli spettacoli che si svolgono qui da circa 100 (cento) anni dimostrano sostanzialmente due cose: la prima è che il dibattito sul riuso e sulla riappropriazione dei monumenti antichi in Italia non è cosa nuova, ma va avanti ormai da parecchio tempo; la seconda è che dove il riuso viene inteso nel pieno rispetto sia del monumento che dei cittadini residenti, favoriti tra l’altro da tariffe agevolate in alcuni giorni particolari, funziona benissimo e nessuno fa polemica o si allarma perché il paesaggio viene deturpato.

Chi ha orecchie per intendere…

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