Una scomoda verità 2

Perché consiglio anche agli archeologi Una scomoda verità 2

Nelle date del 31 ottobre e 1 novembre uscirà nelle sale cinematografiche di tutta Italia Una scomoda verità 2, il secondo documentario con protagonista Al Gore, ex vicepresidente degli Stati Uniti d’America durante la presidenza Clinton. Il film, prodotto dalla Paramount Pictures e diretto da Jon Shenk e Bonni Cohen, è stato girato a dieci anni di distanza dalla prima pellicola, che vinse due oscar e valse al suo protagonista il Nobel per la pace.

Io l’ho visto all’anteprima milanese del 7 ottobre all’Auditorium San Fedele, cui è seguito un dibattito con il climatologo Luca Mercalli e il diplomatico e scrittore Gremmenos Mastrojeni.

Il film, in breve

Come nella prima pellicola, si parla ancora di cambiamenti climatici causati dal riscaldamento globale, provocato dall’utilizzo eccessivo di fonti energetiche fossili. Oscillando tra pessimismo e speranza nel futuro, le immagini mostrano da un lato gli effetti di disastri ed eventi climatici estremi, dall’altro gli sforzi di Al Gore nel campo della comunicazione ambientale e il suo impegno per garantire la buona riuscita dei negoziati di Parigi del 2015: con la firma dello storico accordo, i Paesi del mondo hanno promesso di mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei due gradi centigradi rispetto all’epoca preindustriale, puntando su efficienza energetica e investendo nelle rinnovabili.

Ma perché un film dal taglio ambientalista dovrebbe interessare tanto gli archeologi? Ecco alcuni motivi.

I siti archeologici sono minacciati dai cambiamenti climatici…

E non parliamo solo dei siti dichiarati dall’Unesco patrimonio dell’umanità, ma anche dei siti minori. Pensate che a Roma, per esempio, sarebbero 28.000 i beni culturali a rischio alluvione. Lo ha affermato l‘Ispra.

…e dalle guerre

Lo sappiamo. Abbiamo ancora ben impresse le distruzioni dei siti di Palmira o di Nimrud ad opera di Daesh. Quello su cui spesso non riflettiamo è che molte delle guerre che si stanno combattendo ora hanno avuto inizio per cause ambientali. Come è accaduto in Siria, per esempio, dove lo scoppio del conflitto è stato preceduto da una carestia causata da un lungo periodo di siccità.

I disastri ambientali sono avvenuti anche nel passato

E noi ne abbiamo le prove archeologiche. Ce ne parla per esempio Jared Diamond nel suo bel libro del 2004, Collasso, dove tra gli altri esempi cita la devastazione ambientale di Rapa Nui (l’Isola di Pasqua) o dei territori occupati dagli Anasazi, antenati dei Nativi Americani.

Il futuro non ha valore, se non ce l’ha il passato

“Tanto nel 2100 saremo tutti morti comunque”. La scusa principale di chi non vuole ammettere l’urgenza della situazione è proprio questa: non ci si preoccupa del riscaldamento globale perché presumibilmente nessuno di noi sarà ancora in vita, alla fine del secolo. Vero. Eppure puntare sulla sostenibilità ambientale significa voler lasciare un mondo migliore – meno inquinato, meno devastato – alle generazioni che verranno dopo di noi. Ma per avere a cuore le generazioni future, bisogna prima avere consapevolezza di quelle passate. Bisogna attribuire al passato un valore affettivo e personale. L’archeologia pubblica, per esempio, lo fa.

I materiali raccontano una storia economica e sociale

Se siete archeologi e studiate i materiali, lo sapete benissimo: i materiali raccontano un mondo. Cosa può raccontarci, per esempio, una patera? Può per esempio può “dirci” dove è stata prodotta, come, con quali materie prime, fin dove è stata trasportata. Come sono state estratte le materie prime? Chi le ha estratte? Con quali conseguenze? I materiali (di ieri e di oggi!) raccontano un intero sistema produttivo e sociale, ci mostrano dove stiamo andando, ci danno l’opportunità di cambiare rotta.

Ecco perché lo storytelling per l’archeologia ci salverà (forse). Perché confrontando il passato col presente, coinvolgendo le persone, si possono diffondere, insieme, consapevolezza culturale e ambientale, spronando gli individui a impegnarsi per la sostenibilità.

Info sul film

L’elenco delle sale italiane che proietteranno il documentario si trova sul sito dedicato all’evento.
L’hashtag da utilizzare sui social per condividere idee e pensieri sul film è #UnaScomodaVerità2

 

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