Dinosauri, domande, risposte

10 domande da non fare a un archeologo (per non rischiare 10 rispostacce)

Diciamolo chiaro e tondo: ci sono domande che un archeologo proprio non sopporta ma che, puntualmente, gli vengono poste. E poi ci sono commenti irritanti che le persone gli rivolgono, a cui vorrebbe rispondere male, ma male male male, ma spesso per educazione non lo fa, anzi abbozza un mezzo sorriso e cambia discorso.
Ecco. Qui ho provato a elencare una decina di domande da non fare a un archeologo se non volete rischare delle brutte rispostacce (con relativa motivazione).

 

1. Hai mai trovato un dinosauro?
Ovviamente sì. Era incastrato nell’auto dei Flinstones.

Spiegazione: per un non addetto ai lavori, distinguere l’archeologia, cioè lo studio delle società antiche attraverso l’analisi delle diverse culture materiali (ossia reperti, strutture, ecc) dalla paleontologia, cioè lo studio di piante e animali vissuti in ere geologiche anteriori alla nostra attraverso l’analisi dei fossili, non è semplice, perché entrambe le discipline usano il metodo dello scavo stratigrafico per raccogliere dati. Detto questo, archeologia e paleontologia studiano epoche distanti tra loro milioni di anni. Purtroppo, cartoni animati come i Flinstones (geniali, è vero, ma pur sempre opera di pura fantasia) hanno contribuito a creare l’equivoco.
I dinosauri (che sono bellissimi, stupendi e superfantastici, io li ADORO), vissuti milioni di anni prima della comparsa dei primi ominidi e soprattutto delle prime civiltà preistoriche, sono però roba da paleontologi. E se non volete scatenare un po’ di sano sarcasmo, ricordatevelo.

 

2. Ma non hai mai pensato di vendere quello che trovavi?
Premesso che, dicendo questa cosa, tu offendi Sant’Indiana Jones – perché tutti sanno che “quella croce deve stare in un museo” e se non lo sai ripassati le basi – LE BASI, porcalapupazza – no, non ho mai pensato di vendere quello che trovavo. Quello che si trova serve per la ricerca. E siccome quello che si trova è di tutti, poi va messo in un museo, non tenuto in salotto. (Troglodita!)

La risposta mi pare esaustiva così com’è.

 

3. Anch’io da piccolo volevo fare l’archeologo! Poi i miei mi hanno convinto a studiare economia… Adesso mi occupo di marketing e lavoro nell’azienda di famiglia!
Maddai, che coincidenza! Anche io da piccola volevo fare economia! Poi però ho pensato: “Che schifo, i soldi!”. E allora eccomi qua.

Scene simili le abbiamo vissute tutti. Conoscenti, vecchi amici o compagni di scuola, oppure sconoscuti che appena scoprono che studi hai svolto sgranano gli occhi ed esclamano “Wow! volevo farlo anch’io”. E poi però, molto poco gentilmente, quasi a volerti lanciare una frecciatina, rimarcano il fatto di aver abbandonato i loro sogni sciocchi di bambini e di essersi iscritti a una facoltà “più utile” di quella che hai frequentato tu, che oggi permette loro di guadagnare più di te. Perché in fondo pensano che se tu fai l’archeologa o sei completamente scema e ti sei votata alla povertà assoluta, oppure te lo puoi permettere, sottintendendo che il tuo sia dunque un hobby e non un vero lavoro. Ecco, diciamo che nella mia “rispostaccia” sono stata fin troppo gentile.

domande, risposte, Indiana Jones

Se Indiana Jones avesse incontrato il capitano Picard, la conversazione sarebbe stata più o meno questa.

 

4. Ma scavi col pennellino?
Ceeeerto, mica ci sogniamo di spostare una mole di terra col piccone! Figurati. Pensa che per gli scavi di Pompei ci sono volute generazioni e generazioni di archeologi armati di scopino… ma con tanta pazienza, la città antica, l’abbiamo tirata fuori…

A un archeologo verrebbe da dire “Ma sant’Iddio, ragiona, per favore”. Per essere chiari, dirò che il metodo di scavo stratigrafico prevede l’utilizzo di diversi strumenti: la ruspa, per spostare per esempio la ghiaia; il piccone e la pala, quando dobbiamo scavare i singoli strati; la trowell (o cazzuola appuntita) per pulire gli strati di terra (sic!) e per scavare gli strati più sottili o ancora per trovare i limiti tra uno strato e l’altro; lo scopino (finalmente) per pulire soprattutto le strutture prima di fotografarle, ma solo se la terra che le ricopre è secca (per esempio, se è polvere), altrimenti si usa anche in questo caso la trowell. Perché? Perché se provate scopettare via i grumi di argilla umida da un mattone, quello che si vede non è un bel mattone pulito, ma un mattone sbavato di argilla. E la foto viene uno schifo.
Ecco perché non dovete MAI chiedere a un archeologo se scava con lo scopino/pennellino.

 

5. Ma scavare col piccone non è una cosa da donna!
Nemmeno l’omicidio col badile, mi sa. Eppure è qualcosa che mi piacerebbe provare, prima o poi. Sai, mi piace considerarmi ribelle.

L’evidente sessismo di questa battuta si commenta da solo e dunque eviterò di perderci del tempo.

 

6. E quindi, cosa mi dici dei cartigli egizi che mostrano chiaramente l’esistenza delle navicelle spaziali che hanno portato sulla Terra gli alieni che hanno costruito le Piramidi?
Sparisci.
Immediatamente.
Dalla.
Mia.
Vista.
Idiota.

Qui gli archeologi diventano giustamente delle iene.
A proposito delle cosiddette “prove” che dimostrerebbero che sono stati gli alieni a costruire le piramidi, mi limiterò a tirare ancora in ballo lei, la stratigrafia. La Terra è come un libro che non mente mai. Quello che si trova in quel libro, esiste. Quello che non si trova nella stratigrafia, molto probabilmente non esiste. Se gli alieni fossero atterrati sulla Terra e avessero vissuto qui, se avessero davvero costruito le piramidi ci sarebbero per forza tracce del loro passaggio e della loro cultura materiale anche negli strati del terreno corrispondenti. Ma siccome queste tracce non ci sono, ci tocca dire che no, purtroppo non sono mai passati di qui.
(O magari è un “gombloddho” di Big Archeo, il fratello minore di Big Pharma, e avete ragione voi, eh.)

Alieni, piramidi, ikea, complotto, 10 domande da non fare, risposte

Alieni e piramidi. Potrebbe essere tutto un complotto dell’Ikea.

 

7. Si però che palle, voi archeologi. Bloccate sempre il traffico e fermate i lavori. Per colpa vostra, son due mesi che arrivo sempre con venti minuti di ritardo!
Vuoi sapere un segreto? Si tratta di un complotto di Big Pharma. Siamo stati assunti dai dirigenti di alcune aziende farmaceutiche per bloccare le strade percorse quotidianamente dai cittadini e innalzare i loro livelli di stress, i modo da vendere più farmaci. Oh, però non dirlo a nessuno. Ci sono cimici ovunque! (Una si è posata pure sulla tua giacca!)

Purtroppo, per le operazioni di scavo, documentazione, messa in sicurezza dei reperti o di interramento, ci vuole tempo. Purtroppo gli scavi, a volte, sono in città o su importanti arterie stradali. Purtroppo, a volte, il traffico rallenta. Non c’è alcun complotto, e anzi, spesso siamo spiacenti di essere “d’intralcio”. Però per scavare e fare un buon lavoro, ci vuole il tempo che ci vuole. Il massimo che possiamo fare, come archeologi che effettuano scavi  di archeologia preventiva, è raccontare alla cittadinanza cosa abbiamo trovato, divulgando dati e notizie e coinvolgendo le persone nella valorizzazione dei luoghi. In italia non siamo molto bravi a farlo. I francesi dell’Inrap, invece, son dei draghi!

 

8. Vergognaaaaaa! Andate svegliare i moooortiiii. Vergognaaaaaa!
[Tizia che urla dall’esterno del cantiere]
Sì, e allora? Stiamo preparando un rito satanico per far maledire un tizio dal Diavolo, va bene? Se non la smette, signora, facciamo maledire anche lei! Sciò!

Le persone che ci urlano contro sono sempre tante. Alcune ritengono che il nostro lavoro, specialmente se siamo in presenza di una necropoli, sia addirittura sacrilego. Risulta molto difficile spiegare che si tratta di un lavoro scientifico, che i dati che raccogliamo ci servono per comprendere meglio le popolazioni antiche e che soprattutto gli scheletri ci forniscono informazioni preziose su malattie e patologie di vario genere. Il nostro è un approccio scientifico, quello di chi ci critica va oltre il fanatismo religioso. Purtroppo si tratta di punti di vista poco conciliabili.

 

9. Ah, fai l’archeologa? Posso venire a scavare con te, un giorno di questi?
Ah, fai il dentista? Posso venire a trapanare un dente da te, un giorno di questi?

Chiariamo una cosa: il volontariato è una roba seria.

Esistono cantieri dove è possibile vivere un’esperienza di scavo insieme ad alcuni archeologi professionisti, pagando una quota che serve per finanziare il loro lavoro. Questi professionisti sono sempre presenti in cantiere, seguono i gruppi di volontari, a cui fanno fare “bassa manovalanza”. Sono gli archeologi, però, a dare un senso ai dati, a scrivere la documentazione, a fare, in una parola, ricerca.
Questo tipo di volontariato, oltre a essere sano, serve a finanziare le attività dei professionisti da un lato, e a sensibilizzare i cittadini, accrescendo il loro legame (affettivo e personale) verso i reperti, dall’altro. Sensibilizzare i cittadini significa anche contribuire a formare una società più attenta all’archeologia e rispettosa del lavoro stesso dell’archeologo.

Tutto il resto – come appunto il conoscente che sottostima la tua professionalità e ti chiede con nonchalance se può presentarsi da te in cantiere a scavare, così, perché si annoia – sono battutacce che denotano scarso rispetto verso il lavoro dell’intera categoria. Da qui, la rispostaccia.

 

10. Ah, ma che bello, fai l’archeologa. Si vede che hai la passione… Io non potevo permettermela.
Eh, in effetti. Sai, come pago io le bollette con la passione, nessuno mai.

Questa cosa della passione – che in realtà viene tirata in ballo anche per altre categorie professionali, per esempio per quella del giornalista… – diciamolo, è fastidiosa. L’archeologia è un lavoro. L’archeologo – che scavi o che faccia il comunicatore, o che realizzi cartoni animati o documentari a tema – è un professionista, e come tale dovrebbe essere considerato e pagato. Finiamola di considerare gli archeologi come dei “figli di papà” con un hobby. Gli archeologi sono persone normali. Sono per esempio figli di impiegati (e io spero che ce ne siano sempre di più) che con l’archeologia dovrebbero pagarsi bollette e spese di casa. Con buona pace di quelli che ci vorrebbero tutti figli di conti e duchesse.

Avete altre domande da segnalare?

6 Comments

  • Luigi October 20, 2017 at 6:35 am

    Bellissimo e vero!
    Ti regalo queste perle, tutte vere:

    “Hai davvero studiato per fare questo?”
    (Di solito espressa con stupore nel vedere che sono ore che spicconi come una ruspa umana senza fermarti)

    “La cosa più bella che hai trovato?”
    (Che domande, i reperti sono come i figli, son tutti belli a mamma sua!)

    “Tanto qui non c’è nulla, è tutta roba smossa”
    (Puntualmente proclamata il primo giorno di lavoro da direttori dei lavori o maestranze e puntualmente smentita entro un’ora..)

    (Di fronte ad una tomba alla cappuccina nel centro di Milano) “È sicuro che non dobbiamo chiamare l polizia?”
    (Questa me la sparò un terrorizzato architetto della direzione lavori, convinto che lo scheletro trovato fosse un caso di cronaca nera…)

    “Ma quello non è mica un muro romano! I romani mica avevano la malta!”
    (Questa me l’hanno detta mille volte, e ogni volta non so da che parte iniziare…)

    “Tanto non serve a niente”
    (E questa è quella che mi hanno rivolto di più in assoluto, e tra tutte è quella cui ho sempre risposto più seriamente perchè è quella intorno a cui ruota tutto. Purtroppo ho scoperto che la maggior parte delle persone convinta dell’insensatezza del nostro lavoro ha già stabilito a priori che le cose stanno proprio così, e per quanto ci si sforzi pare non ci siano argomenti che possano convincerli…)

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    • Chiara October 24, 2017 at 8:13 pm

      Quello che voleva chiamare la polizia è il numero uno. Rido da mezz’ora.

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  • Valentina October 20, 2017 at 9:07 am

    Necropoli. Signora che chiede “ohhh ma li avete trovati qui?”

    no no signora ce li siamo portati da casa

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  • Mariarosa Lommi October 22, 2017 at 7:54 am

    Complimenti bellissimo!!!! Altra tipica domanda: dove hai scavato? Naturalmente la domanda sottende l’idea che tu abbia fatto missioni in ogni continente e che la valigia in casa tua sia sempre pronta (tanto che a volte la domanda è più diretta e ti chiedono hai mai scavato in Egitto?). Ecco a quel punto scatta il sorrisetto sarcastico e immediatamente pensi si bellissimo ma chi se lo può permettere? E allora spieghi che certo hai scavato, ti è anche capitato con l’Università di andare all’estero, ma poi hai scelto di lavorare sul territorio (anche perché i misteri non sono solo in Egitto, provate a identificare certi produttori romani di laterizi o anfore!) e che se hai studiato Archeologia classica non puoi essere stato a scavare in Egitto!!!!! La delusione negli occhi di chi ti ha fatto la domanda è assicurata e allora tu arrivi sostanzialmente a giustificarti e alla fine (mi è capitato ahinoi) arrivi proprio a dire che il portafoglio dell’archeologo non è tanto ricco… a quel punto vieni anche guardato con compassione e il cerchio è chiuso!
    Ultima domanda: l’altro giorno in televisione c’era uno speciale sulle pipe traverse del popolo sudamericano dei tripxi tu cosa ne pensi? A quel punto pensi “ma mannaggialamiseria i dieci anni passati a studiare ogni anfratto delle pareti sottili grigie” e dici guarda che l’archeologo si specializza non solo su una particolare cultura ma addirittura su un particolare periodo di quella cultura. Quindi non siamo dei tuttologi!!!!! Non potete chiederci qualsiasi cosa dai Maya a Stonehenge, e non guardateci come dei poveretti se non sapremo rispondere. Perché NON sapremo rispondere!
    Un abbraccio a tutti e grazie ancora per questo articolo!

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    • Chiara October 24, 2017 at 8:16 pm

      Grazie a te per la tua bellissima testimonianza. Se avessi ricevuto un euro per tutte le volte che mi hanno chiesto “hai scavato in Egitto/Ti piace l’Egitto” ora l’Egitto me lo potrei comprare.

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