Bmta, Borsa mediterranea del turismo archeologico, paestum

Tre parole per raccontare la Borsa di Paestum numero venti

Sono poche? Sono troppe? Forse tre parole sono la quantità giusta per raccontare – senza annoiare- qesto grande contenitore che è la Borsa Mediterranea del turismo archeologico (Bmta), che quest’anno si è svolta dal 26 al 29 ottobre nel Parco archeologico di Paestum, tra museo, basilica paleocristiana e area archeologica, e che è giunta a un importantissimo traguardo: l’edizione numero venti!

Ci sarebbe molto altro da dire, in realtà, su conferenze istituzionali, incontri, laboratori, sezioni. Ho scelto però tre parole per riassumere il ventennale.

1. Sostenibilità (del turismo)

Il turismo archeologico e quello sostenibile sono ormai la stessa cosa. Osservando volantini e brochure degli stand (un’ottantina) era assolutamente chiaro a un occhio attento, anche se non so quanto i tour operator ne siano consapevoli.

La Borsa Mediterranea del turismo archeologico di Paestum non è nata con l’idea di parlare di turismo sostenibile, certo, ma di una branca molto specifica del turismo culturale. Quando l’ha fondata, Ugo Picarelli (direttore della Borsa) aveva come obiettivo quello di valorizzare le bellezze archeologiche del sud Italia, e in particolar modo della Campania, per proporle come meta turistica per i viaggiatori italiani e stranieri. Eppure, la Borsa in vent’anni ha dovuto fare i conti con le esigenze di una fetta sempre crescente dei viaggiatori, quella degli ecoturisti e dei turisti responsabili, che copre ormai il 18% del mercato. E ha dovuto riflettere sull’impatto che il turismo cosiddetto di massa ha sui beni culturali (ne abbiamo già parlato qui).

Per questo, nell’edizione 2017, parlando di turismo archeologico non si è proprio potuto fare a meno di affrontare anche il tema del turismo sostenibile, dei percorsi “alternativi”, dei cammini, della valorizzazione combinata di natura e cultura. Non si parla più solo di musei, ma di musei diffusi. Non di patrimonio archeologico, ma archeologico e ambientale, con un occhio di riguardo ai parchi e alle aree protette, per promuovere una valorizzazione integrata.

Tra le conferenze, la più significativa è stata sicuramente quella dell’Unwto, l’Organizzazione mondiale del turismo, che ha voluto tenere a Paestum il suo Special dialogue on sustainable tourism for development in world archaeological sites.

 

Ormai si tratta di un tema che non sta più solo a cuore a pochi ambientalisti fissati, è diventata un’esigenza, delle organizzazioni internazionali e dei tour operator che si occupano di turismo archeologico. Questo significa anche che gli archeologi che desiderano trovare lavoro nel settore turistico (per esempio come guide) devono tenere conto di quale sia il trend.

Borsa mediterranea del turismo archeologico

Quello del turismo sostenibile è stato un filo conduttore per tutti gli espositori della Bmta.

2. Esperienza

Che sta per “ArcheoExperience“, la sezione che la borsa ha dedicato ad archeologia sperimentale e rievocazione storica, con 120 professionisti dei vari settori, così com’era accaduto anche a Romarché già un paio d’anni fa. I rievocatori, che siano abbigliati da antichi Romani o da Celti, iniziano ad essere presi sul serio. Il mondo dell‘archeologia sperimentale, strettamente correlato a quello della rievocazione storica, inizia ad essere preso molto sul serio, non solo perché “fa folklore”, ma perché rappresenta sempre più un’opportunità per capire il mondo antico da un lato, e dall’altro, in alcuni casi, pure per fare profitto. Riprodurre gioielli, vasi, oggetti è un lavoro da artigiani, che richiede non solo specifiche abilità manuali, ma anche ricerca e studio. Una doppia competenza, insomma.

Rievocatori e archeologi sperimentali hanno trovato spazio lungo la Via Magna Grecia antistante il Museo Archeologico Nazionale e presso il Foro Romano del Parco Archeologico.

Bmta, Paestum, Borsa mediterranea del turismo archologico

Sono stati presi in considerazione diversi aspetti dell’archeologia sperimentale.

3. Dialogo

Sempre di più, negli anni, questa parola ha assunto un significato fondamentale per la Borsa. Cosa rappresenta l’archeologia, a livello internazionale? Cosa può fare, in contesti difficili? Che valore ha il lavoro dell’archeologo, il lavoro dell’operatore culturale, in zone di guerra o in aree in cui si è da poco concluso un conflitto? Sempre più spesso, alla Borsa – anche grazie a ospiti molto speciali, come il direttore del Museo del Bardo, o come i figli di Khaled al Asaad, l’ultimo direttore dell’area archeologica di Palmira assassinato dall’Isis – si parla di diplomazia culturale e archeologia come ponte tra i popoli. Non a caso, ormai da anni, a Paestum giungono rappresentanti delle istituzioni del Mediterraneo e non solo, per parlare di archeologia come strumento di pace.
Dialogo è una parola che non può mancare.

Sul resto ci sarebbe ancora molto da dire ma… lo lascerò per la prossima Borsa!

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