Agenda, domenica, weekend, bias cognitivo

L’errore di pianificazione, il bias cognitivo dello studente

Sì, lo ammetto, sono una studiosa della domenica. Una di quelle che aspettano con ansia il weekend per studiare lo studiabile e trascorrere, o almeno fare finta di trascorrere il resto della settimana serenamente, più leggere. Una di quelle che aspettano i due giorni di pausa dal lavoro per recuperare i momenti di pigrizia e gli imprevisti della passata settimana e sentirsi finalmente in pace con la propria coscienza. Che bella sensazione, vero? essere in pace con la coscienza, in pari con la propria mentale tabella di marcia prima di un esame… Eh, è bello sì. Del resto, non potrei fare altrimenti: mi sono iscritta al corso di laurea magistrale due anni fa, alla veneranda età di 34 anni, ho un lavoro part time e una collaborazione. Ditemi voi come potrei organizzarmi in modo diverso. Così, dunque, lo ammetto: sono una fiera studiosa della domenica.

Naturalmente, però, settimana dopo settimana mi dimentico di fare i conti con lui, il bias cognitivo che mi fa credere di essere contemporaneamente Wonder Woman e Sheldon Cooper: il maledetto errore di pianificazione. Ne venni a conoscenza qualche tempo fa, quando una mia amica, con l’intento di confortarmi un giorno che mi sentivo giù e pensavo di aver scritto un articolo da schifo, mi inviò un link che elencava 23 bias cognitivi in cui le persone cadono di frequente. Naturalmente l’articolo non faceva schifo (era un articolo normale, non da Pulitzer, ma nemmeno da buttare) e io feci ben attenzione a salvare quel link per rileggermelo all’occorrenza, ogni volta che ne sentivo il bisogno.

L’errore di pianificazione: cos’è

Un bias cognitivo è in pratica un giudizio o un pregiudizio fallace, basato su un errore di valutazione, che la nostra mente forma su informazioni che possono anche non essere correlate tra loro, quindi non avere un vero nesso logico. In pratica, si tratta di un’idea sbagliata della realtà.

L‘errore di pianificazione (o Planning fallacy) è uno di questi bias, e consiste nel far previsioni errate circa il tempo che impiegheremo a svolgere un lavoro o una sessione di studio. In pratica, quando ogni stramaledetto venerdì pomeriggio io pianifico di studiare almeno un libro da 150 pagine durante il weekend, oppure di scrivere tre quarti di una tesina, non mi rendo veramente conto che nella realtà riuscirò a malapena a fare la metà di quanto mi ero prefissata. Perché – sempre secondo questo fottuto bias – le nostre previsioni sui tempi di realizzazione di un progetto sono sempre troppo ottimistiche.

Alla mia età dovrei saperlo. E invece…

I miei 5 errori di pianificazione

Il mercato (con la mamma)

Al sabato, sotto casa mia, fanno il mercato. E non è tanto per dire. Davanti al mio portone si piazza sempre una bancarella con frutta e verdura a km zero che ha ortaggi che sono una meraviglia. Quindi, vista l’estrema comodità, sarebbe veramente assurdo non andarci. Quanto tempo si potrà perdere per andare al mercato?
Peccato che questa bancarella sia la più affollata del mercato e che per farsi servire, a volte, passino oltre 40 minuti (giuro).
Ora.
Di solito, al mercato del sabato vado sempre con mia mamma. Di solito mi fa piacere bere un caffè con lei e perdere mezza mattinata, appunto, al mercato. Ma quando sono sotto esame no.
Eppure, quando puntuale chiama alle 10.35 del sabato mattina per domandarmi “Andiamo al mercato”, nove volte su dieci nel frigo c’ho l’eco e non mi è rimasta manco una carota sana, e quindi rispondo rispondo “Starei studiando da giusto una mezz’ora… però va bene, facciamo veloce”. E così mi vesto al volo, scendo, becco la mamma davanti al portone e me ne vado a fare un giro veloce di circa un’ora-un’ora e mezza al mercato sotto casa svaligiando la bancarella della verdura a km zero.
Lo so, sono una persona debole.

Il fidanzato

Ah, no. Non è come pensate. Cioè, ogni tanto sì, ma in realtà la routine del sabato è piuttosto banalotta. Il fatto è che il mio fidanzato al sabato mattina lavora. Perciò verso le 12.30, quando è in pausa, spesso mi arriva un messaggio del tipo: “Amore, dopo andiamo a fare la spesa? Ho visto che alla Coop c’è lo ‘scegli tu’, se andiamo lì facciamo scorta di detersivo in offerta”. Oppure “Dai che così raccogliamo i bollini per il set di coltelli!”. E io, che so di avere una pila di bucato ormai alta come la Torre Eiffel e di aver fatto una sola lavatrice perché è finito il detersivo, rispondo: “Ok, però torniamo presto, che devo studiare”. E dalle due e mezza alle quattro i libri li leggono giusto i miei gatti.

La casa

Non ho qualcuno che mi faccia le pulizie e nemmeno lo voglio. Cioè, dai, qualcuno che mi incasina gli appunti “sistemandoli” per sbaglio? No, grazie, mi basto io. Se vivessi ancora da sola, potete scommettere che, sotto esame, mi dimenticherei sia di pulire casa, sia di nutrirmi. Quando vivi con qualcuno, però, non ti puoi imbruttire così, non è giusto. Io e il mio compagno abbiamo molto rispetto ognuno per lo spazio dell’altro, ed è per questo che sappiamo che alcune cose, se si fanno insieme, costano meno tempo. Tipo sistemare casa, appunto.
Quindi fai il bucato (un altro).
Aspira i tappeti (ho due gatti).
Cambia le lenzuola (amo il profumo di bucato del sabato sera).
Lava il bagno (mi pare il minimo) mentre lui fa il resto.
Arrivano le sei.
“Dai amore vai di là a studiare un’oretta. Qui finisco io e cucino io. Ti chiamo per cena”.
E niente, sto con un angelo.

Il film

“Amore, che ci guardiamo stasera?”
Se avessi carattere direi “Nulla, devo studiare”. È una risposta che solitamente do, in settimana. Ma al sabato non ce la faccio. Al sabato sera, quando bisognerebbe essere al cinema, o al ristorante, quando anche l’età suggerirebbe di telefonare a una coppia di amici per uscire e fare due chiacchiere, non ce la faccio a rispondere così. E quindi, se non abbiamo impegni fuori casa, mettiamo su una puntata della serie tv del momento e ci addormentiamo sul divano (perché, checché ne pensiate, miei cari giovani, l’amore è proprio questo: volersi bene nonostante la normalità che trionfa. Perché, come ha capito anche la maniaca dello scintillio Carrie Bradshaw, “Che male c’è, poi, in un divano”. E questo è quanto).

L’imprevisto qualunque

Di solito la domenica è davvero un giorno migliore. Lo è per almeno mezza giornata, finché non capita l’imprevisto qualunque. È un po’ come la carta del Monopoli: non sai mai di cosa si tratta e potrebbe richiederti 5 minuti oppure due ore. E se ti incavoli perché stai perdendo tempo, è peggio. L’imprevisto qualunque può essere il vicino di casa anziano a cui si rompe lo scaldabagno e che soccorri dopo che lo hai sentito chiedere aiuto come se avesse un serial killer in casa, un altro vicino che viene raccogliere le firme per l’assemblea di condominio o il papà (che non vedi da qualche giorno) che viene a bere il caffè da te dopo pranzo. Non importa quale sia l’entità dell’imprevisto, la cosa certa è che ci sarà e che non lo potrai evitare.
E ogni volta – ogni volta – dentro di me penso: “Va bene, fa niente. Recupererò in settimana”.

Perché sì, oltre a essere una studiosa della domenica sono pure un’inguaribile ottimista.

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