Fai di primavera, alternanza scuola lavoro

A cosa serve l’alternanza scuola lavoro (sulla protesta contro il FAI e il mito della domenica)

Stamattina non avrei pensato di scrivere un post polemico, né di dover difendere qualcuno dall’ennesimo attacco insensato da parte di quelli di Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali. E niente, ogni tanto capita. Spero non si accenda un superflame nel commenti di Facebook. Stavolta i cattivi sono quelli del Fai, Fondo ambiente italiano, rei di aver costretto a lavorare come volontari i ragazzi che hanno partecipato al programma di alternanza scuola-lavoro e di aver loro impedito di trascorrere una tranquilla domenica in famiglia.

Procediamo con ordine.
Quelli di Mi riconosci hanno pubblicato integralmente, sul loro blog, il racconto della protesta dei ragazzi del Collettivo Studentesco del Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Napoli (la potete leggere cliccando qui sotto).

Alternanza scuola lavoro, protesta, studenti, FAI

Questi sono i ragazzi del Collettivo Studentesco del Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Napoli che hanno partecipato alla protesta. © Mi riconosci sono un professionista dei beni culturali

Source: 7 in condotta e minacce per dissenso a giornate FAI – MI RICONOSCI? Sono un professionista dei beni culturali

Alternanza scuola-lavoro: la protesta

In pratica: i ragazzi, le cui classi hanno aderito alla proposta di alternanza scuola-lavoro del Fai, hanno fatto sapere a docenti e coordinatori che non avrebbero partecipato in qualità di guide volontarie alla giornata del Fai di primavera del 25 marzo per vari motivi:

Noi della VB del Vittorio Emanuele II sabato, tornati dal viaggio d’istruzione, abbiamo comunicato che quasi nessuno il giorno dopo sarebbe andato all’alternanza, per la stanchezza, perché abitiamo lontano dal centro, per studiare, per pranzare in famiglia.

Costretti però dai professori – che hanno minacciato provvedimenti disciplinari – i ragazzi si sono presentati per il proprio turno di guide volontarie, ma modificando i propri cartellini, scrivendo messaggi tipo “alternanza scuola-sfruttamento”, “vogliamo studiare e stare in famiglia”, eccetera.

Dopo una lite coi responsabili Fai, che si sono poi lamentati coi professori, ai ragazzi è stato comunicato che si beccheranno un bel 7 in condotta a fine anno.

Da qui il racconto sui social e la solidarietà (o la contrarietà) del popolo della rete verso quella che hanno chiamato “protesta silenziosa”. In fondo, di cosa sono colpevoli? Sono loro a esser stati sfruttati, no?

Ecco, senza esprimere giudizi troppo taglienti, io vorrei solo farvi riflettere (oh miei tre lettori. So pure chi siete, quindi se volete, un giorno ne parliamo a voce di fronte a un caffè) su alcuni, pochissimi punti.

1. A cosa serve l’alternanza scuola lavoro?

Allora: il FAI si è registrato al Registro nazionale per l’Alternanza scuola-lavoro, indicando una serie di parametri, tra cui l’attività prevista durante l’alternanza. A tutti è nota l’attività del Fondo ambiente, tutti sanno che ci sono le giornate del FAI di primavera e che cadono un sabato e una domenica. In questo caso, domenica delle palme 25 marzo.

Scopo dell’alternanza è – o dovrebbe essere – mostrare agli studenti tutti i diversi aspetti di un lavoro, pregi e difetti, punti di forza e punti deboli, attraverso un percorso formativo possibilmente della durata di tre anni. Si impara (qualcosina di) un lavoro, ma in fondo si capisce anche se può piacere o no.
L’obiettivo non è – o non dovrebbe essere – solo quello di mettere una tacca sul curriculum scolastico, ma di capire in cosa consista davvero quel tipo di mestiere e rendere gli studenti un po’ più consapevoli delle proprie scelte una volta terminate le scuole superiori. Detto in soldoni, l’alternanza dovrebbe, nei limiti del possibile, far capire se un determinato tipo di lavoro possa essere nelle corde dello studente oppure no, facilitando l’orientamento universitario.

Ora, come dicevo, tutti sanno cosa fa il Fai. I volontari delle giornate primaverili “toccano con mano”, per un paio di giorni, cosa significhi essere delle guide turistiche. A volte, i volontari sono proprio delle guide turistiche (per dire). Dunque mi pare evidente che il percorso di alternanza, in questo caso, volesse mostrare ai ragazzi che cosa fa, nel concreto, una guida turistica durante le aperture primaverili dei beni del Fondo ambiente.

2. Le guide e la domenica

Quelli che hanno condiviso sui social la protesta hanno rimarcato un punto: lo sfruttamento domenicale dei fanciulli. Orrore! Li si fa lavorare di domenica, giorno del Signore, giorno del Riposo, giorno del Pranzo con la Famiglia e del Sacro Svago. Peccato che nella realtà le guide turistiche, così come il personale addetto all’apertura dei luoghi della cultura (musei e gallerie, ma pure cinema o teatri), lavorino anche nei weekend e nei festivi, chiudendo (forse) giusto a Natale, Capodanno, Pasqua e 25 aprile e 1° maggio.

Se l’obiettivo di questo tipo di alternanza è far toccare con mano ai ragazzi il mestiere di guida, perché scandalizzarsi se una delle attività previste è quella di coprire il turno della domenica? Questa cosa ha un doppio vantaggio: far ragionare lo studente “come una guida” e fargli prendere consapevolezza di quali siano i lati negativi (dover lavorare nel finesettimana) di un mestiere che può intrigare molti, ma che non tutti sono disposti a fare. Anche qui, detto in parole povere: se uno scopre che le guide lavorano di domenica e ha deciso che nella vita non dovrà mai lavorare su turni perché questo rischia di rovinargli il weekend, significa che quello non è un lavoro nelle sue corde. Meglio così, questa consapevolezza gli permetterà di scartare tutti i percorsi formativi universitari (come archeologia, storia dell’arte, ma anche scienze naturali, per esempio, se prendiamo in considerazione anche i musei scientifici) che potrebbero anche solo rischiare di indurlo a diventare guida turistica o operatore museale, rovinandogli oltre quarant’anni di domeniche. E non è un vantaggio questo? Non è formativo?

Oppure pensate che l’alternanza scuola-lavoro debba solo essere un pretesto per perdere qualche ora di lezione frontale?

3. Quelli che “la domenica è sacra e ci si deve riposare”

Una piccola precisazione. Ne sento tantissime, di persone che inneggiano alla sacralità della domenica. La domenica è fatta per riposare-andare a messa-stare con la famiglia-pranzare insieme-fare attività ricreative.
Bello.
Questi sono gli stessi che, di domenica, amano svegliarsi tardi, andare a comprare il giornale, prendere il caffè al bar, poi, dopo aver pranzato coi parenti, vogliono andare a vedere un film al cinema, la partita allo stadio, visitare un museo, girovagare per un mercatino. E secondo voi, quelli che che fanno funzionare tutte queste cose (bar, cinema, museo, edicola) di domenica non stanno LAVORANDO?

 

Aggiornamento dopo il post del 29/3

La questione, nei giorni, è andata avanti e mi pareva doveroso dare un piccolo aggiornamento. Come si evince dal post di Facebook del Collettivo Vittorio Emanuele II qui sotto riportato, la protesta dei ragazzi non ha riguardato strettamente né il Fai, né il sistema del volontariato (sul web si è scatenata la polemica perché i ragazzi sono stati equiparati ai volontari Fai), bensì il sistema dell’alternanza scuola-lavoro, che ai ragazzi non piace perché ritengono che la scuola debba formare l’individuo nel suo insieme, e non dei piccoli “avvitatori di bulloni” (detta molto in soldoni).

Chi ha strumentalizzato l’accaduto per mettere in cattiva luce chi lavora coi volontari, forse dovrebbe rifletterci su.

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