Racconti da museo

Perché ci servono i Racconti da museo

Per la #GiornataMondialeDelLibro vi parlo stavolta non di un “old but gold”, ma tanto per cambiare di un volume fresco fresco di stampa, uscito proprio ai primi di aprile che si intitola Racconti da museo. Storytelling d’autore per il museo 4.0, a cura di Cinzia Dal Maso, edito da Edipuglia. Si tratta di un libro corale, scritto a più mani, un progetto del Centro studi per l’archeologia pubblica Archeostorie, con due obiettivi principali: spiegare perché i nostri musei abbiano un disperato bisogno di professionisti capaci di raccontarli bene, e fornire spunti e strumenti ai futuri storyteller che vorranno intraprendere questo difficile compito.

I 13 autori degli 11 saggi (e sì, lo confesso, c’è pure un contributo mio) hanno affrontato i temi più diversi, dalla narrazione storica al gaming, dai musei narranti ai film animati, dalla realtà virtuale e aumentata, ai social media, alle regole di scrittura Google friendly, cercando tutti di rispondere a un’unica domanda: qual è il modo più efficace di raccontare un museo?

Il racconto funziona

Intanto, chiariamoci: perché si sceglie il racconto come mezzo per la valorizzazione del museo? Banalmente, perché funziona. Come sottolinea Mariangela Galatea Vaglio nel suo contributo, perché dalla preistoria a oggi il racconto crea la comunità, produce immedesimazione, empatia, ci permette di capire la Storia attraverso le storie comuni di persone come noi. Crea un senso di appartenenza. E per i musei, specialmente quelli piccoli, creare un senso di appartenenza e di legame con le proprie radici, col territorio, è fondamentale, se vogliamo conservare, valorizzare e dare un senso a ciò che è stato prodotto nel passato.

Serve però imparare a raccontare. Non sempre – anzi quasi mai – si cerca di creare un fil rouge tra i pezzi del museo, raramente si cerca di sintetizzare, collegare, armonizzare, con l’ausilio di un racconto, quello che “dorme” dentro le teche. Così ci perdiamo dietro a cartellini o a pannelli iperspecifici, che parlano di aryballoi, fistole, forme chiuse in ceramica depurata, senza trovare un senso vero non solo nei reperti, ma pure nel percorso museale. Se vogliamo dare vita ai reperti del museo, dobbiamo non solo descriverli, ma raccontarne la storia e le storie collegate le une alle altre.

E un buon racconto può essere creato davvero solo se siamo padroni degli strumenti che servono: come ricorda la curatrice del volume, “raccontare è un’arte: in realtà, un misto di conoscenze, tecnica e arte”. Cioè possiamo pure aver capito che raccontare il museo è utile, ma se non sappiamo come farlo, siamo daccapo.  Per raccontare davvero per bene un museo, serve mettere insieme tante diverse competenze, che spesso sono competenze ibride, che hanno bisogno di una formazione specifica.

I contributi del libro

Ogni autore, con la propria professionalità, aggiunge un tassello al quadro composito di quello che dovrebbe essere, nel suo complesso, lo storytelling museale. Così Francesco Ripanti ci ricorda che ogni oggetto, in un museo, racconta una storia, mentre Cinzia Dal Maso ricorda chela narrazione dei beni culturali passa anche attraverso le storie vere, di cronaca, il racconto del reale. Il team di Radio magica affronta il tema del linguaggio e dell’accessibilità – un racconto può essere davvero per tutti ed affrontare comunque la complessità del reale. E poi c’è Giuliano De Felice, che ci spiega come si fa un corto d’animazione, ci sono Antonio Brusa e Giuseppe Losapio, che ci fanno viaggiare nel mondo dei giochi; Aldo Di Russo che, affrontando il tema dell’allestimento museale – per nulla banale! – ci spiega quali sono gli elementi da considerare per emozionare il pubblico e trasmettere così il senso di comunità. Con Adele Magnelli iniziano i capitoli dedicati alla tecnologia: lei ci spiega come la realtà aumentata possa narrare provocando emozioni; poi ci sono io che vi faccio la predica sulle regole SEO, spiegandovi che se volete farvi leggere e trovare su Google, le dovete applicare, magari con eleganza, che male non vi fa; e poi c’è Sandro Garrubbo, bravissimo (e secondo me geniale) social media manager del museo Salinas di Palermo, che racconta come un uso davvero sapiente dei social network possa non solo rendere “pop” un museo, ma anche creare proprio una vera e solida comunità. La prefazione è di Giuliano Volpe, direttore della collana Le vie maestre di Edipuglia: è lui che ha voluto fortemente questo volume e che ci ha permesso di pubblicarlo.

Racconti da museo: un libro bello

Il libro non è solo bello da leggere – i contributi sono davvero godibili (lasciate stare il mio, lo giudicherete voi, se vorrete; ma gli altri sono proprio scritti bene!) – è pure bello da maneggiare, da toccare, da possedere. Una bella copertina che ricorda i libri Sellerio, un formato 17×12 cm che rende il tascabile davvero tascabile, caratteri piccoli, ma non da lente di ingrandimento, e comunque eleganti; carta piacevole al tatto, che ha un buon profumo da libro “serio”, senza eccedere nell’odore di colla (gli amanti dei libri hanno capito). Insomma, è proprio un bell’oggetto.

A chi consiglio Racconti da museo

Lo consiglio vivamente a tutti quelli che lavorano in un museo, soprattutto se piccolo e magari vecchiotto, dove si leggono ancora cartellini del tipo “forme chiuse in ceramica depurata” o “aryballos corinzio” eccetera eccetera, dove a capire la didascalia sono gli addetti ai lavori e dove il visitatore privo di nozioni tecniche (praticamente il 90% del pubblico…) non si sente accolto, ma respinto dal museo, e quindi col cavolo che ci torna; lo suggerisco agli studenti universitari che vogliono farsi un’idea delle competenze da acquisire, per poi poter lavorare in un museo, in un sito archeologico, in una galleria d’arte in un certo modo; e ovviamente lo consiglio a tutti gli amanti dei racconti scritti bene perché, come vi dicevo, il testo è proprio godibile.

Se siete curiosi di saperne di più, vi suggerisco anche la presentazione del libro su Archeostorie.

Racconti da museo. Storytelling d’autore per il museo 4.0
a cura di Cinzia Dal Maso
Edipuglia
p. 252, euro 16.00

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