Taj Mahal

Il Taj Mahal è tra i 100 siti indiani ripuliti dalla plastica (contro l’inquinamento dei mari)

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Belle notizie (a quanto pare) che arrivano dall’India: l’Unep (il programma ambientale delle Nazioni Unite) fa sapere che in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente, che si svolge ogni anno il 5 giugno dal 1972, saranno ripuliti dai rifiuti in plastica ben 100 siti di interesse archeologico, storico artistico e ambientale.

Tra questi è incluso anche il Taj Mahal, imponente mausoleo del XVII secolo, fatto costruire nel 1632 dall’imperatore moghul Shah Jahan per la moglie Arjumand Banu Begum, conosciuta anche come Mumtaz Mahal.

Ad annunciare la notizia sono stati Dia Mirza, attrice e modella indiana oltre che Ambasciatore di Buona volontà dell’Unep e Erik Soleim, direttore dell’UN Enviroment programme, proprio davanti al Taj Mahal, ad Agra.

Perché ripulire il Taj Mahal e gli altri siti dalla plastica

L’impegno, a detta di Mirza, è quello non solo di ripulire, ma anche di ridurre l’uso di plastica usa e getta in questo e negli altri siti, e nelle aree circostanti. Ma perché questa attenzione per i rifiuti di plastica? Non è in effetti solo una questione di decoro: la maggior parte delle 13 milioni di tonnellate di plastica (dati del report Marine Litter dell’Unep) prodotte ogni anno nel mondo non viene né riciclata, né bruciata, ma viene dispersa nell’ambiente e in particolare negli oceani, dove viene ingerita dalle specie marine, entrando potenzialmente anche nella catena alimentare.

Le prime ad essere state ripulite da squadre di volontari sono le spiagge del fiume Yamuna, che scorre proprio dietro il monumento. Non è un caso che il progetto sia iniziato proprio con la pulizia delle sponde di un fiume: la maggior parte della plastica che finisce negli oceani proviene da una decina dei fiumi, molti dei quali asiatici.

Si può seguire l’iniziativa su Twitter tramite l’hashtag #BeatPlasticPollution.

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