Museo egizio di Torino

Il Museo Egizio di Torino e il mistero di chi lo critica a priori (spesso senza averlo visto)

L’altro giorno ero a Torino per un lavoro che sto seguendo in questo periodo. Dovevo intervistare una persona. Visto che è andato tutto molto bene e che mi sono sbrigata molto prima del previsto, e che tra l’altro non avevo voglia di aspettare in stazione a Porta Susa per ore il treno per Milano, mi son detta: “Sai che c’è? Me ne vado a fare un giro al Museo Egizio, dato che il nuovo allestimento non l’ho ancora visto”. Così ho fatto. Col mio zainetto in spalla e la mia macchina fotografica a tracolla, mi sono diretta a passo deciso verso uno dei musei più criticati d’Italia.

Ero curiosa. Da qualche tempo, cioè da quando la direzione del museo è passata a Christian Greco, l’Egizio di Torino è diventato per molti (per esempio: per quelli di Mi riconosci? Sono un professionista dei Beni culturali) il simbolo stesso della decadenza culturale del Paese, della mercificazione del patrimonio, della svendita del sapere e della prostituzione delle istituzioni culturali alle logiche del business. In pratica, ci mancano solo le cavallette per dire che il Museo Egizio di Torino rappresenta una delle (più di sette) piaghe d’Italia. Sì, perché le iniziative di Greco per rendere il museo un po’ più “pop” fanno orrore a molti. Per esempio, è di qualche giorno fa la notizia di un aperitivo e dj set che si è svolto al museo contro cui tanti “veri amanti della cultura”, inorriditi e disgustati, si sono scagliati violentemente.

E quindi niente, ero curiosa, volevo capire. Volevo vedere coi miei occhi cosa stesse succedendo a una delle istituzioni culturali più importanti della Penisola. Volevo comprendere il motivo degli attacchi violenti e farmi un’opinione tutta mia.

Io, le idee, me le sono chiarite. E mi spiace se deluderò qualcuno, ma non solo a me, il Museo Egizio, è piaciuto veramente ma veramente tantissimo, ma penso anche che iniziative particolari come un aperitivo non diano proprio fastidio a nessuno.
Qui vi racconto perché.

Cosa mi è piaciuto del Museo Egizio di Torino

Il percorso è tarato sul tempo del fruitore

Allora, quando arrivate al museo, dopo aver passato i controlli (perché sì, vi controllano col metal detector), dopo esser scesi al piano -1 per andare alla biglietteria e dopo aver pagato il biglietto, vi viene consegnata un’audioguida con auricolare. I percorsi proposti sono tre: uno breve per chi ha poco tempo (60’), uno medio, per famiglie (90’) e uno lungo, per chi ha a disposizione mezza giornata (150’). Visto che io avevo solo un paio d’ore, ho scelto il percorso breve, che consta di una serie di brevi audio/video (da circa 2 minuti l’uno), dai due ai quattro per sala, che illustrano i reperti più importanti e si possono ascoltare mentre si osservano le vetrine. Naturalmente uno può scegliere di focalizzarsi solo sui reperti segnalati dall’audioguida, per risparmiare tempo, oppure può soffermarsi a leggere i pannelli sulle pareti e sulle vetrine, tornare indietro, scattare qualche foto, come ho fatto io.

Museo Egizio di Torino

Si può scegliere tra 3 diversi tipi di percorso: breve, per famiglie (medio) e lungo.

Mi è piaciuta molto questa attenzione al tempo dell’utente, che può comunque godersi i pezzi migliori e seguire un percorso “ragionato” anche se non ha tutto il pomeriggio da trascorrere al museo. I “duri e puri” potrebbero obiettare che questo metodo (che poi non è una novità dell’Egizio) banalizza la visita e la livella verso il basso, immaginando che possano scegliere il percorso breve solo quelli che in un museo ci mettono piede solo per dire agli amici che ci sono stati; io invece penso che strutturare un percorso che fornisce poche informazioni essenziali sia una mossa intelligente sì, per attirare gli “svogliati” (e ditemi che male c’è, poi), ma anche per dare la possibilità al turista di passaggio (come me in questo caso, che amo i musei) di cogliere gli aspetti fondamentali, lasciando poi a un’altra visita la possibilità di approfondire.

Il direttore ci mette la faccia

In tutti e tre i percorsi dell’audioguida, ci sono un video di benvenuto e uno conclusivo di Christian Greco. Il direttore dà qualche informazione iniziale e, al termine della visita, saluta il turista, augurandosi che torni. Dite pure che si tratta di una trovata di marketing, ma io trovo che sia una cosa bella voler instaurare in questo modo un rapporto personale con ciascun visitatore che passa dal museo, che si sente così ben accolto e viene messo a suo agio. Troppe volte e in troppi casi i visitatori si sentono respinti dai musei che vanno a visitare. All’Egizio non è così. A me questo fatto piace.

Museo Egizio di torino

Ogni percorso dell’audioguida inizia con il benvenuto del direttore Christian Greco

Si tratta di un museo organizzato e accessibile

Le parole chiave, qui, sono scale mobili e ascensori, che consentono l’accesso a ogni piano della struttura, persino alle gallerie della cultura materiale, poste in posizione non proprio felice. Il museo dimostra di avere così un occhio di riguardo anche per i disabili, per chi ha difficoltà di deambulazione e per le mamme con bambini nel passeggino, che possono visitare le sale in tutta tranquillità. Il personale inoltre è molto gentile, e questo di sicuro migliora l’accoglienza.

Il museo comunica con il visitatore e lo fa bene

Sopra il gabbiotto della biglietteria, una scritta tradotta anche in inglese ricorda al visitatore che il costo del suo biglietto servirà al museo per autosostentarsi e finanziare le proprie attività. In pratica lo rassicura, dicendo che i soldi pagati saranno ben spesi.
Al primo piano, sopra la porta della caffetteria, un’altra scritta invita il visitatore a fare una pausa, prendersi un caffè e continuare il proprio giro con calma.
I malpensanti diranno subito “Ecco, il museo vuole fare cassa anche con gli snack!”. Per come sono fatta io, che detesto fare le cose di fretta, passeggiare in un museo che mi invita a prendermela comoda è bellissimo. Quando ho letto la scritta sopra la caffetteria, ho d’istinto guardato l’orologio per capire se avessi effettivamente tempo di fare una sosta. No, non ce l’avevo, perché naturalmente, nonostante avessi scelto il percorso breve, mi ero attardata di fronte a diverse vetrine, quindi fare una sosta voleva dire rischiare di perdere il mio treno. Però la voglia di fare una pausa-caffè mi è rimasta.

Altra nota: i simboli sulle vetrine. Accanto ai numeretti che contraddistinguono i vari file audio della guida, ci sono simboli che ricordano per esempio di essere in presenza di resti umani. Un occhio di riguardo verso le persone più sensibili, insomma. Mi è piaciuto.

Unica piccola pecca che riguarda la comunicazione: le didascalie dei reperti sono molto tecniche. Non me l’aspettavo. Non mi aspettavo che di un reperto si dicesse cos’è in due righe senza una spiegazione più ampia e articolata, più comprensibile anche da non archeologi. È vero che c’è l’audioguida, è vero che i pannelli sono chiarissimi, ma nelle dida ho riscontrato un po’ di sindrome della “fistola plumbea”. Comunque, l’ho trovata perdonabile, visto tutto il resto.

L’allestimento è interessante

La disposizione delle vetrine “comunica” un’idea. Mi hanno colpita le vetrine al piano -1, quelle dedicate al periodo antiquario del museo, quello dell’Ottocento. Si tratta di pochi mobili antichi, che accolgono pochi reperti e che danno un’idea di come doveva essere la disposizione museale nel passato. In questo modo, il vecchio concetto di museo non viene del tutto dimenticato, ma dialoga con le nuove esigenze del presente, espresse dal nuovo allestimento e dalle nuove vetrine. Che bello.

Museo Egizio di Torino

In questa sala, l’uso delle vecchie vetrine ha lo scopo di ricordare il vecchio allestimento e di farlo dialogare con la modernità.

A proposito di aperitivi, dj set e altre amenità

Ah, ecco la nota dolente, quella che fa orrore ai “duri e puri” amanti della cultura contro ogni mercificazione selvaggia, che criticano perché probabilmente, al nuovo museo, non ci sono proprio stati.

Dunque, memore delle critiche fatte a questa iniziativa (tra le tante: è irrispettoso che si proponga un dj set “fighetto” dove ci sono le mummie), ho voluto vedere quali sale ha toccato l’iniziativa. Come si legge a questo link e come si vede dal video, l’iniziativa si è svolta fuori, nel cortile del museo, con possibile visita guidata nella Galleria dei Re e nella Galleria dei sarcofagi. Quindi, aperitivo servito in cortile più visita a un paio di sale.

Già qui smontiamo chi ha criticato, ironizzando e sostenendo che l’iniziativa non avesse un risvolto squisitamente culturale. Ce l’aveva. Bastava leggere il dettaglio dell’evento, prima di criticare a casaccio. Non era difficile. Ripeto, bastava leggere.

Ora.
Qualche altra considerazione personale che spero mi perdonerete.

Uno: Il numero di cortili di palazzi storici usati come “piazze”, in cui si svolgono aperitivi e dj set, ma pure fiere e mercatini, è infinito, quindi mi chiedo: di cosa caspita stiamo parlando? Non sarà un semplice pregiudizio, quello che riguarda il Museo Egizio?

Due: una delle sale coinvolte, la Galleria dei Re, è una sala amplissima, che potremmo considerare una sorta di piazzetta coperta, dove si trovano appunto statue di faraoni e divinità. Nessuna mummia. Qui si svolgono diversi tipi di iniziative, anche musicali (per accorgersene, basta sbirciare sulle pagine Facebook e Instagram del museo). Dove sta lo scandalo? È perché nella sala ci sono delle statue di divinità? Offendiamo un’antica religione? No, perché guardate che se la buttiamo sulla religione, se dà fastidio che si suoni e si canti davanti a statue antiche dal significato religioso, allora dobbiamo iniziare a considerare blasfemi i ¾ dei concerti all’aperto che si svolgono in Italia. Tipo il concertone di Radio Italia in Piazza Duomo a Milano. Nessuno si è mai posto il problema di cosa pensi ogni volta la Madunina di tutto quel rumore, eh. Eppure il concerto si fa. Nessuno pensa che in questo modo si svilisca il Duomo. E va bene così.
Dunque, che problema c’è se passa della musica nella Galleria dei Re?

Tre: i “duri e puri” si lamentano delle iniziative “pop” del Museo Egizio, ma gli aperitivi tra le sale non sono certo una novità. Si fanno in moltissimi posti. Uno per tutti: il museo di Paestum in occasione della Borsa Mediterranea del turismo archeologiconessuno si lamenta o si preoccupa per la sicurezza dei reperti. Questo aperitivo di benvenuto si svolge dentro al museo di Paestum, accanto alla tomba del Tuffatore.

Solo che, per esempio, l’aperitivo al museo di Paestum non è aperto a tutti, è un aperitivo d’élite. Ci vai solo se sei invitato. Chi ci va, mangia e beve alla grande, gira per tutto il museo col suo bel piattino in mano colmo di mozzarelline di bufala, chiacchiera con archeologi e giornalisti, ascolta la musica dal vivo (no dj set. Dal vivo), si sofferma a contemplare i reperti, tra cui appunto anche la tomba del Tuffatore nella sala che gli è stata dedicata.

Nessuno grida allo scandalo.
Però è un evento di gala di una manifestazione di settore, aperto solo a pochi. Magari è per questo che viene più che tollerato. E guardate che pure questo ha uno scopo ludico, non stiamo a ricamarci troppo sopra. Solo che il target è formato prevalentemente da archeologi e giornalisti e direttori di musei.

E forse non si mangia e non si beve?
Forse non si chiacchiera?
Forse non c’è musica di sottofondo?

E allora, la differenza con l’Egizio dove sta?
Forse, più che l’aperitivo in sé, infastidisce che si tratti di un evento “aperto al pubblico”? O che sia un evento “commerciale”, volto a far divertire? Oppure infastidisce la percezione che sia “fighetto”?

Quindi per rispettare il museo preferireste considerarlo come sede della noia, e non dell’agregazione sociale, non un luogo piacevole da frequentare, ma un luogo barboso, serioso… praticamente morto? Ma precisamente perché?

Dal mio punto di vista, le tante iniziative proposte all’Egizio di Torino non rappresentano certo la decadenza della cultura italiana, ma sono semmai un tentativo di utilizzo ragionato degli spazi del museo per creare aggregazione sociale.

Dal mio punto di vista, se ad alcune persone (che peraltro non leggono per intero il testo delle iniziative) non sta bene, è un problema loro, non una questione che riguarda la pessima considerazione della cultura in Italia. Semmai, con queste iniziative si cerca di avvicinare alla cultura un pubblico che per troppo tempo si è sentito respinto.

Insomma, ve lo confesso: sono rimasta affascinata dal Museo Egizio di Torino.
E non trovo motivi ben argomentabili per criticarlo.

Leggi anche: Perché ci servono i Racconti da museo

Info pratiche

Il Museo Egizio di Torino si trova in via Accademia delle Scienze 6.
Si raggiunge in circa 15 minuti di tram da Porta Susa (una mezz’ora a piedi) e in una decina di minuti da Torino Porta Nuova (una ventina di muniti a piedi).

Il biglietto intero costa 15,00 euro e li vale tutti. Portatevi un euro spicciolo per il guardaroba (serve per affittare l’armadietto).

Orari

Lunedì: 9:00 – 14:00
Martedì – Domenica: 9:00 – 18:30

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