Teodora, la figlia del circo

Teodora, la figlia del circo. Quando i bizantini sono meglio di Game of Thrones

Voi che, come me, in questa estate torrida e bollente siete orfani del Trono di Spade e sentite la mancanza di intrighi, tradimenti, lussuria, violenza e ammazzamenti di vario ordine e grado, state tranquilli: ho il libro che fa per voi. Si tratta di Teodora, la figlia del circo della mia amica Mariangela Galatea Vaglio. Di lei vi ho già parlato qualche tempo fa a proposito di Socrate, per esempio, ricordate?

Questo romanzo ha come protagonista la bellissima e sveglissima Teodora di Costantinopoli, che da attrice e prostituta, grazie alla propria avvenenza ma anche al proprio acume, divenne poi imperatrice e moglie di Giustiniano. E voglio essere subito molto chiara:
sì, è un romanzo storico, ma no, non è noioso;
sì, lo ha scritto una donna, ma no, non è alla stregua di un Harmony “in costume”;
sì, parla di due che alla fine si innamorano e sì, c’è qualche scena erotica, ma (grazie a Dio) no, non è un romanzo d’amore. Ma proprio per niente. Primo, perché l’innamoramento tra i due protagonisti viene descritto alla fine, e secondo perché per la maggior parte la storia si snoda tra intrighi, battaglie e omicidi, la cui descrizione è proprio uno dei punti di forza di Galatea.

Teodora, la figlia del circo. Ovvero, la dimostrazione che Martin ha copiato Procopio

In questo romanzo documentatissimo – la Vaglio elenca le sue fonti a fine libro – ritroviamo così il vero antecedente della battaglia delle “Acque nere” di Game of Thrones, consiglieri maneggioni e pettegoli “alla Varys”, personaggi rozzi e spietati (la ferocia di Vitaliano ricorda un po’ quella dei Bolton), donne di potere intelligenti e glaciali, come Anicia Giuliana, che ricorda vagamente la regina Cercei Lannister. A leggere Teodora verrebbe il sospetto che l’autrice abbia copiato Martin, se non fosse che in realtà quella della nostra imperatrice bizantina è una storia vera, seppur romanzata (molto bene, tra l’altro), ed è quindi altamente probabile che sia stato Martin ad aver saccheggiato Procopio a mani basse per il suo gioco dei troni.

Veri piccoli capolavori dell’autrice sono le descrizioni dei caratteri e dei luoghi: con poche parole e poche frasi, che sembrano più che altro pennellate di colore su quelli quelli che, più che capitoli, sono quadretti o piccoli tableau, Galatea Vaglio tratteggia sapientemente i personaggi e i loro tormenti. Anastasio, per esempio, l’imperatore monofisita che ha preceduto il vecchio Giustino, è un personaggio che colpisce proprio per la sua complessità.

Costantinopoli, storia di un’idea

Ancor più incisive sono le descrizioni della vera protagonista del romanzo, della “puttana” che, no, non è Teodora, ma Costantonopoli. La Nuova Roma un po’ si dà e un po’ si ritrae, non è mai del tutto possesso di un imperatore, si vende al miglior offerente o a chi meglio la sa sedurre e conquistare, lei, che seduce e conquista, con la sua folla brulicante di una varia umanità, coi suoi palazzi sontuosi e i suoi quartieri poveri e sudici, e ovviamente col suo circo, da cui tutto parte e a cui, in fondo, tutto torna nelle lotte per la conquista del potere.

Con questo romanzo, la Vaglio è bravissima a ricordarci, tra le righe, che sì, la storia è ambientata a Costantinopoli, ma si parla ancora e sempre solo di Roma. Perché all’epoca di Teodora e Giustiniano, Roma non è più solo un luogo fisico, da cui tutto parte e a cui tutto torna, la culla del vecchio impero. Roma è e sarà sempre di più soprattutto un’idea di potere e dominio sul mondo, di intrighi, lotte, sotterfugi, tra battaglie cruente e ragioni di stato. Forse proprio questa antitesi tra Roma città e Roma idea, tra il vecchio e il nuovo, è uno degli spunti più interessanti e appassionanti del romanzo.

Una storia d’amore che sembra un film

E poi certo, c’è la storia d’amore tra i due protagonisti, Teodora la mima e Pietro Sabbazio Giustiniano, il nobile di umili origini, personaggi che si completano a vicenda e che non sono proprio simpaticissimi. Però sono della stessa pasta: intelligenti, spregiudicati, attenti alla ragion di stato. Politici accorti, come pochi. Che non potevano che finire per innamorarsi perdutamente l’uno dell’altra.

Si tratta di una storia d’amore che si sviluppa solo nei capitoli finali e che, per come è raccontata, ha il sapore dei film hollywoodiani in costume degli anni ’50 e ’60, quelli belli, con con Liz Taylor e Charlton Heston, che guardavamo da piccoli con nostra nonna.

Forse però proprio la storia d’amore è la parte meno interessante di questo romanzo che invece è un grande affresco di un’epoca, quella bizantina, poco ricordata, ma molto, molto intrigante.

Teodora è di sicuro un ottimo romanzo “da ombrellone”, ma io lo consiglio sia agli appassionati di romanzi storici, sia agli appassionati di intrighi, storie cruente e battaglie anche come libro da leggere in metrò in qualunque periodo dell’anno. Davvero, merita.

Teodora, la figlia del circo
Pagine 380
Sonzogno editore
17,00 euro

(c’è anche la versione Kindle)

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