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Se hai 35 anni e ti sei rimessa a studiare

Se hai 35 anni e ti sei rimessa a studiare, lo hai fatto per mettere a tacere un rimpianto che bussava alla tua porta puntuale ogni estate: tra il risveglio e la cena, in quel tempo vuoto di affanni, ma pieno di passeggiate sul bagnasciuga e di onde del mare, una vocina si insinuava tra i tuoi pensieri sussurrandoti “Hai fallito”. Stufa di fartelo ripetere, hai ripreso in mano i libri e le hai tappato la bocca, una volta per tutte.

Se hai 35 anni e ti sei rimessa a studiare, a volte non hai voglia. Sei stanca. Hai dovuto lavorare fino a tardi. Fa caldo. Devi pulire casa. Hai organizzato da tempo un weekend fuoriporta col tuo compagno e anche se per te lo studio è importante, lo è anche il vostro rapporto e sai che ti ci dovrai impegnare affinché funzioni. E quindi no, questa domenica non si studia, si cazzeggia.

Se hai 35 e ti sei rimessa a studiare, forse porterai del materiale d’esame con te in vacanza. Non sai se leggerai effettivamente qualche riga della dispensa o se preferirai piazzarti sotto l’ombrellone con il romanzo di Asimov che ti hanno regalato lo scorso compleanno e che giace ancora intonso sullo scaffale: tu, intanto, i libri li piazzi in valigia entrambi. Uno dei due, sicuramente, tornerà a casa unto di crema solare.

dispensa di Antropologia

Crema solare, romanzo e… dispensa di Antropologia!

Se hai 35 anni, lavori, e ti sei rimessa a studiare, per sentire l’adrenalina non ti servono gli sport estremi: lo studio è uno sport estremo già di suo. Se a 20 anni avevi il tempo e il modo di raccogliere il materiale, leggere, sottolineare, fare due schemi sul quaderno per controllare di aver capito tutto (perché sei insicura e ossessivo compulsiva), e ti barricavi in casa due giorni prima dell’esame per ripetere tutto, adesso:
– preghi Zeus di aver radunato tutte le fotocopie del caso e che gli dei te la mandino buona;
– da “giovane” facevi gli schemi? Veramente?
– non ti assenti dal lavoro neanche un giorno;
– ripeti mentalmente pagine e pagine mentre fai il sugo. O il bucato. Mentre pulisci la lettiera del gatto. Mentre sei in metro. Mentre vai a fare la spesa, ti lavi i capelli, guardi la tv… eccetera;
– dai un esame dopo aver trascorso una settimana a imballare gli scatoloni per il trasloco e hai il coraggio di prendere pure un buon voto. Come hai fatto, non lo sai neppure tu.

Se hai 35 anni e ti sei rimessa a studiare, non ti va di raccontarlo in ufficio e non sai bene perché.

Se hai 35 anni e scrivi, a volte capita di incontrare persone con svariati titoli, acculturatissime e preparatissime, che si aspettano di avere di fronte a intervistarli almeno una con un dottorato. E quando dici che ti sei rimessa a studiare da poco, a volte ti guardano con quello sguardo giudicante come se tu non fossi “abbastanza” e ci resti malissimo.

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Storia romana

Se hai 35 anni e ti sei rimessa a studiare, per alcuni sei completamente pazza, per altri sei un’eroina. Praticamente per tutti la reazione è “Oddio, macheansia, ma ce la fai a ricordarti TUTTO? Ce l’hai ancora la memoria? Ma che voglia!”
Ma tu non hai mica mille anni. No, quello che ti manca non è la memoria, che anzi è migliorata, è più selettiva, scarta ciò che non conta. Quello che ti manca è il tempo. Che tu magicamente materializzi, probabilmente perché sei molto motivata.

Se hai 35 anni e ti sei rimessa a studiare, ti fanno notare che stai sottraendo tempo alla possibilità di fare un figlio. E allora stai malissimo e ti piglia una gran paura, perché tu un figlio lo vuoi, e ti verrebbe da mollare tutto (di nuovo) solo per accertarti di avere spazio e tempo. Però sai anche che non sarebbe giusto essere una madre incompleta, felice solo a metà, piena di rimpianti, frustrata perché sente di aver fallito qualcosa. E dunque continui a lavorare su te stessa, perché speri di diventare migliore, per te ma anche per un futuro infante.

Se hai 35 anni e ti sei rimessa a studiare, ti senti la zia degli altri studenti. Loro hanno 22 o 23 anni e ti ci rivedi. Ti chiedi se alla loro età eri così pure tu. E anche se vi separano poco più di una decina d’anni, a vederli così freschi e, a volte, rispetto al mondo del lavoro, un po’ ingenui, vorresti tanto abbracciarli.

Se hai 35 anni e ti sei rimessa a studiare, prendi gli appunti a penna e sei ancora una dei pochi. Gli altri scrivono come forsennati sui tablet e ti chiedi “Ma come cavolo fanno?”. E poi, se hai 35 anni e prendi gli appunti a penna, sui quaderni grandi e con almeno due colori, tu adori i tuoi appunti. Sono così belli, secondo te, che ti verrebbe da proporli per una mostra in Triennale.

Appunti

Appunti. Veri. Piccoli motivi d’orgoglio

Se hai 35 anni e ti sei rimessa a studiare, può capitare di incontrare uno dei tuoi vecchi compagni di corso della triennale… che adesso sono assistenti di qualche prof. Può perfino capitare che ti debbano interrogare. E lì scatta la parte imbarazzante e divertente: imbarazzante perché dentro di te pensi che avresti potuto esser lì anche tu; divertente perché l’assistente di turno lo conosci – anche se non lo vedi dalla tua laurea – e non hai idea se dargli del tu o del lei. Vi guardate, vi sorridete,  decidi di dargli del “lei” perché lo fanno anche gli altri studenti, anche se avete pure scavato assieme, quindi forse ti ha riconosciuta, ma non ne sei sicura. Tu sai che lui è quello che ha coniato il termine “test di Paperopoli” per verificare se uno strato di terra sia composto di limo, argilla o sabbia (cosa c’entri Paperopoli non è ancora del tutto chiaro dopo più di un decennio), lui non sai cosa sappia ora di te, ma avete scavato a due metri di distanza, quindi qualcosa deve ricordarsi per forza. O no? All’improvviso ti senti quasi in colpa e non sai perché. “Oddio, speriamo non mi abbia riconosciuta”, pensi. E niente, ti chiamano, ti siedi davanti a lui e tutto diventa molto veloce: 3 domande, tutto bene, lui comunica il tuo voto alla prof. Prima di andartene, lo saluti: ma cos’è, un sorriso sornione quello?

Se hai 35 anni e ti sei rimessa a studiare, non sai come andrà a finire. Non sai se le tue aspirazioni troveranno sbocco, non sai se tu ti stia semplicemente complicando la vita per nulla, non sai se quello che hai in mente si realizzerà. Sai però che ci dovevi provare. E tanto basta.

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