Val d'Aosta

Augusta Praetoria, Fénis e i boschi: cosa vedere in una mini archeo vacanza sostenibile in Val d’Aosta

Le aree archeologiche di Aosta, il castello di Fénis. E ancora boschi e valli spettacolari dove è possibile fare tante belle camminate su sentieri molto ben segnalati. La Val d’Aosta si presta benissimo per essere meta di una archeo vacanza sostenibile, specialmente in estate. Ecco perché oggi vi voglio raccontare, a grandi linee, il mio viaggio di quattro giorni – brevissimo, ma estremamente intenso – dello scorso agosto con base nella città di Aosta, con qualche dritta e qualche consiglio da turista.

Prima di continuare però voglio darvi un suggerimento che “non mi conviene”, nel senso che vi porta fuori da qui: se anche voi state pensando a una vacanza da quelle parti, non potrete fare a meno di leggere Archeologando, il blog di Stella Bertarione, brava archeologa aostana e che scrive pure bene. Se volete conoscere nel dettaglio i monumenti valdostani, il suo blog è secondo me un’ottima guida.

Detto questo, partiamo con le info generali sul viaggio e le dritte.

Perché quattro giorni in Val d’Aosta

La scelta è stata, in realtà, più o meno casuale: io e il mio compagno cercavamo un luogo fresco dove passare gli ultimissimi giorni di ferie prima del rientro al lavoro. Entrambi avevamo voglia di camminare e stare a contatto con la natura, di provare tradizioni culinarie diverse e di girare un po’, ma a “impatto ambientale ridotto”; io volevo una meta che fosse interessante soprattutto dal punto di vista archeologico. Il tutto da vivere in un tempo molto ristretto: solo quattro giorni. Et voilà: la somma delle esigenze ci ha fatto optare per Aosta, l’antica Augusta Praetoria, città di montagna al centro di un’ampia vallata in cui l’impronta romana è ancora molto ben presente e visibile e che risulta un’ottima base per le passeggiate. Frequentatissima in inverno dagli sciatori, lo è un po’ meno in estate, quando i vacanzieri preferiscono dirigersi verso le belle spiagge della penisola.

Val d'Aosta, Augusta Praetoria
Unire natura e cultura: questo è il motivo per cui abbiamo scelto di trascorrere qualche giorno in val d’Aosta © Chiara Boracchi

Questo permette di trovare alloggi bellissimi praticamente in centro (noi eravamo a 10 – dieci – metri dal Ponte Romano) a prezzi decisamente abbordabili anche per chi non vuole spendere troppo.

Da Milano, inoltre, Aosta è veramente “comoda”: si raggiunge in un paio d’ore di automobile e poi si gira completamente a piedi. E grazie alla cabinovia che porta a Pila (da cui partono numerosi sentieri) è anche possibile dimenticarsi quasi totalmente l’auto, una volta arrivati.

Augusta Praetoria (un po’ di storia della città)

Secondo le fonti, Augusta Praetoria fu fondata nel 25 a.C. dal primo imperatore, Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto, con l’obiettivo di stabilizzare e riorganizzare l’area alpina, abitata da tribù non proprio amiche di Roma, ma assolutamente strategica per garantire una viabilità sicura verso le Gallie. Aosta, in precedenza appartenuta alla tribù dei Salassi, fa parte di una serie di tre fondazioni augustee che avevano proprio lo scopo di controllare il territorio alpino, insieme ad Augusta Taurinorum (cioè Torino) e Augusta Bagiennorum (ossia la città piemontese di Bene Vagienna, in provincia di Cuneo). Vuoi per marketing, vuoi per affezione, gli aostani odierni mostrano di essere ancora abbastanza legati alla famiglia Giulia: proprio davanti alla stazione campeggiano infatti due copie in bronzo – moderne – di statue dedicate una a Giulio Cesare e una ad Augusto (il “solito” Augusto di Prima Porta).

Della città di I secolo a.C. rimane davvero molto. Non solo il generale impianto rettangolare a maglia regolare della città, da colonia “classica”, che si apprezza guardando Aosta dall’alto, per esempio dalla cabinovia per Pila; ma soprattutto le tantissime tracce degli edifici romani e della cinta muraria. Come tante colonie dell’epoca imperiale, anche Aosta era stata dotata di tutti i comfort per vivere alla romana. Il che significava che aveva non solo un bel foro funzionale nei pressi del Cardo Massimo, ma anche edifici per spettacoli (cioè teatro e anfiteatro) e terme. E ovviamente anche mura ben solide con quattro grandi porte che segnavano i limiti del cardo e del decumano massimo.

Aosta in due giorni: monumenti, info, proposta di percorso

I monumenti principali ancora visibili oggi – che sono il Teatro, il Criptoportico del foro, il Museo archeologico realizzato sopra i resti della Porta Principalis sinistra e la Basilica paleocristiana – si possono tranquillamente visitare in un paio di giorni con un unico biglietto da 7 euro che ha validità di un anno, lasciandosi anche del tempo per “cazzeggiare” e fare un po’ di shopping nei negozietti del centro. Senza dimenticare anche Porta Praetoria, arco di Augusto, Ponte Romano e resti della cinta muraria, ben segnalati e descritti sulla mappa della città che si può ritirare gratuitamente nell’Info point situato proprio sotto la Porta.
Ah, una cosa importante: i monumenti sono aperti fino alle 19.00.

Val d'Aosta, Augustra praetoria
Il monumento ai caduti delle due guerre. © Chiara Boracchi

Il Ponte Romano

Il percorso che vi suggerisco vi farà visitare prima tutti i monumenti di epoca augustea, giusto per farsi un’idea di quella che era Augusta Praetoria all’epoca della sua fondazione. Ecco perché consiglio di partire dal ponte romano, unica via per entrare ad Aosta all’epoca di Augusto. Permetteva di attraversare il Torrente Buthier, il cui corso in origine era diverso da quello attuale. Il ponte, lungo 6 metri con un arco unico di 17 metri, è ancora perfettamente conservato. Oggi sotto al ponte non passa più l’acqua, ma è stato realizzato un bel giardino pubblico tra le casette che nei secoli sono state costruite sulle due sponde. Superato il ponte e giunti al termine della breve via Ponte Romano, prendete un caffè al bar d’angolo. Non sarà un’abitudine da antichi romani, ma è buono.

Val d'Aosta
Il ponte romano che attraversava il torrente Buthier segnava l’ingresso alla città di Aosta © Chiara Boracchi

L’Arco di Augusto

Superato il nuovo ponte che collega le due sponde del torrente, vi si staglia di fronte, in mezzo a una piazza e a un bel prato. Fu eretto il 25 a.C. in onore dell’imperatore e della sua vittoria sui Salassi (c’è anche una targa che lo ricorda). Quel che si vede ora è simile a quel che avrebbe visto un viandante di epoca romana: un grande arco a una sola apertura, costruito con rocce sedimentarie (puddinga) in stile dorico e corinzio. Al centro dell’arco è stato posizionato un crocifisso ligneo, copia di un’opera del XV secolo.

Val d'Aosta
Ecco l’arco fatto erigere da Augusto per celebrare la vittoria sui Salassi. © Chiara Boracchi

La Porta Praetoria

Superato l’arco, inizia una strada (via Sant’Anselmo) piena di negozietti artigianali e ristoranti tipici. Avete due opzioni: potete comportarvi da turisti normali, adottare un passo lento, guardare le vetrine e acquistare qualche souvenir, magari bere un caffè o mangiare un gelato, oppure potete fare finta di ritrovarvi per magia nei primi anni del I d.C., ignorare folla e negozi e dirigervi a passo sicuro verso quello che un tempo era l’ingresso principale della città romana, sul lato est del decumano massimo. Per quanto rovinata dai secoli, la Porta Praetoria non ha perduto la sua struttura originaria ed è ancora molto suggestiva. Presenta ancora due arcate parallele a 12 metri di distanza l’una dall’altra, ciascuna dotata di tre passaggi: quello centrale più ampio, per i carri, e i due laterali più piccoli e stretti, per le persone. Sopra una delle arcate centrali si vede ancora la sede dell’antica saracinesca che serviva a chiudere la porta e naturalmente si vedono diverse lastre di marmo di copertura. Le odierne passerelle di legno che collegano un’arcata e l’altra poggiano sull’antico piano di calpestio, che oggi è possibile vedere grazie a un sapiente restauro della porta, ma che per molto tempo è rimasto nascosto, visto il naturale innalzamento del piano stradale durante i secoli. Sempre tra un’arcata e l’altra trovate, su un lato, anche l’Info Point, dove vi consiglio di andare per fare incetta di mappe, percorsi escursionistici eccetera. Ai lati della porta sono visibili resti delle mura romane del 25 a.C.

Val d'Aosta
Interno della Porta Praetoria © Chiara Boracchi

La Porta Praetoria è la meglio conservata di Aosta. Delle altre restano ampie tracce sotto la biblioteca regionale (la Porta Decumana a ovest),  e sotto al museo archeologico (porta Principalis Sinistra a nord). C’era poi anche una porta Principalis Dextera a sud.

Il Teatro

Superata la Porta Praetoria, il teatro si trova sulla destra. Vi consiglio di acquistare il biglietto cumulativo da 7 euro qui. Il percorso di visita è in realtà piuttosto semplice e breve: entrate, leggete i pannelli informativi sulla sinistra, seguite la passerella. Magari fate qualche foto da postare su Instagram. Doveva trattarsi di un teatro totalmente coperto, costruito nel I d.C. per completare l’apparato ludico della città. Quel che si vede, oltre alla facciata alta 22 metri con quattro file di arcate, sono i gradini della cavea e parte della scaena. La facciata che si vede oggi è frutto di un “restauro” di epoca fascista: per propaganda, Mussolini fece demolire le case che durante il medioevo si erano addossate alle mura del teatro e ordinò di recuperare le antiche strutture. Del resto, Aosta era una fondazione Augustea e Mussolini era fissato con Augusto, perciò era logico che la città suscitasse il suo interesse e ne usasse i resti archeologici per autocelebrarsi.

Il criptoportico del foro

Usciti dal teatro, dritti per via Porta Praetoria, superate Piazza Chanoux (dove c’è un bel monumento ai caduti delle due guerre proprio di fronte al Municipio), tagliate a destra su via des Etats e a sinistra verso Place Jean XXIII Pape. L’ingresso al criptoportico del foro è proprio di fianco alla cattedrale. Si trattava del portico coperto (cripto) del foro di Aosta, situato all’incrocio tra cardo e decumano massimo. Qui da vedere non c’è molto, a parte le due gallerie parallele a forma di ferro di cavallo,  con le volte a botte sostenute da pilastri in travertino. In antico era sovrastato da un altro portico che faceva da cornice ai due templi della piazza.

Val d'Aosta
In questo plastico è ben visibile il criptoportico del foro. © Chiara Boracchi

Il museo archeologico

Lo so che la cattedrale è lì di fianco, ma io vi suggerisco di finire il “giro augusteo” prima di tornare a visitarla. Quindi imboccate via san Bernardo che vi porta in piazza Roncas e dirigetevi verso il museo, un edificio costruito ai primi del Seicento che assunse poi l’aspetto attuale nel XVIII secolo. Siete esattamente a un capo del cardo massimo, sopra la Porta principalis sinistra, la cui sagoma è tra l’altro disegnata sui lastroni della piazza.

Il museo è stato per me una delusione. Non tanto perché contenga pochi reperti, ma perché sono raccontati male. In particolare, sono rimasta delusa dalla sezione dedicata agli scavi: nei sotterranei, dove è stata materialmente scavata la parte nord del cardo e dove ci sono i resti della porta, si è deciso di mettere in evidenza le stratigrafie. Si vedono i cartellini delle US (unità stratigrafiche) e grazie a dischetti di plastica sono stati evidenziati gli elementi rilevanti (per esempio, resti di vasi) affioranti dalle pareti di terra. Una bella operazione, se non fosse che non viene spiegata da nessuna parte. Cioè, se uno non sa niente di stratigrafia non capisce. Si trova di fronte a cartellini e cerchietti e… boh. Sui muri, ogni tanto, si trova stampata qualche citazione evocativa. Ma da nessuna parte si spiega che si è tentato di raccontare il lavoro dell’archeologo. Quindi, per quanto mi riguarda, si tratta di una bella idea comunicata male.

Val d'Aosta, Augusta praetoria, museo
Gli scavi del museo. Mantenere le stratigrafie è una bella idea ma… solo se vengono spiegate. © Chiara Boracchi

Ho invece molto apprezzato sia il plastico di Aosta, sia la sala in cui alcuni reperti relativi alla vita quotidiana sono stati riprodotti e si possono anche toccare. Tempo di visita: un’oretta circa. Dalla piazza si possono vedere anche i resti delle mura.

Per completare il giro augusteo, bisognerebbe fare una tappa anche alla Villa Romana, un po’ fuori le mura, ma non ne abbiamo avuto il tempo. Dicono sia molto bella, io perciò ve la segnalo.

La cattedrale

Finito il giro augusteo, tornate verso la cattedrale: sarete catapultati in diverse epoche successive, prima tra tutte il IV secolo. Il primo impianto della chiesa è infatti paleocristiano. Lo testimonia il fonte battesimale all’ingresso della navata centrale.  Del periodo romanico restano affreschi nel sottotetto, le due torri campanarie, la cripta a tre navate e i mosaici pavimentali. Il coro ligneo è di XV secolo, parte della facciata è di XVI. Non sono stata al museo del tesoro, quindi non ho un’opinione in merito.

Aosta, Val d'aosta
La cattedrale della città. © Chiara Boracchi

Chiesa di San Lorenzo (e Sant’Orso)

Ultimo monumento incluso nel biglietto da 7 euro. Per visitarla dovete riattraversare la città. La chiesa di San Lorenzo è bella. Oggi è stata trasformata in spazio espositivo. Sotto, si possono ammirare le fondazioni della chiesa di V-VIII secolo. Pochi pannelli chiari e semplici spiegano le diverse fasi costruttive e segnalano le sepolture prima della visita. Si tratta del minimo sindacale, ma è un minimo fatto bene. Il percorso – breve – si snoda poi tra le strutture antiche. Merita.

Già che siete lì, suggerisco anche una visita alla chiesa di fronte, Sant’Orso. Fu realizzata da Sant’Anselmo nell’XI secolo, anche se il nucleo più antico dovrebbe essere contemporaneo a San Lorenzo. Bellissimo è il chiostro, con colonne con capitelli molto interessanti su cui sono scolpiti santi, scene bibliche e mestieri.

Camminate: dalle acque verdi a Fénis

Le nostre camminate sono state due: una da Pila verso il rifugio Arbolle e l’altra verso le “acque verdi”, cui è seguita una visita a uno dei castelli vicini, Fénis. Della prima dirò pochissimo: si tratta di un percorso totalmente sostenibile: si prende la cabinovia per Pila e da qui si segue il sentiero indicato verso il rifugio (è il numero 14). La camminata è abbastanza impegnativa (3h 30’ all’andata e 2 al ritorno) ma il paesaggio è veramente spettacolare.

Per la seconda camminata invece abbiamo purtroppo  dovuto usare per due brevi tratti l’auto: da Aosta al santuario di Plout e da Plout a Fénis, però siamo riusciti a unire natura e cultura e questo aspetto ci è piaciuto molto.

Val d'Aosta, Acque verdi
Le acque verdi sono un piccolo torrente che scorre su un letto di minerali colorati. © Chiara Boracchi

Quello delle acque verdi è un torrentello che si colora di verde perché attraversa un letto di minerali colorati nei pressi di una miniera ora abbandonata. Il percorso non solo non è difficile (tra andare e tornare ci si impiega meno di 4 ore), ma è anzi segnato da installazioni artistiche in metallo, legno e smalto che lo connotano come “sentiero fatato”

“Giovane camminatore
Questo antico e contorto castagno
È il castello della fattucchiera di Véruc.
Per poter passare
E prendere il cammino incantato
Dovrai pronunciare la parola magica.
Ma non una parola qualsiasi!
Dovrai sussurrare, su un piede solo,
Con l’occhio sinistro chiuso
E l’orecchio destro tappato
(Ci sei? Ce la fai?)
Triq e Troqque
E poi non dirlo a nessuno! Segreto!
Fatto?
Ora puoi andare alla scoperta del Boscosotto e del Boscosopra
E di un’acqua… Bislacqua!”

Tornati a Plout ci siamo diretti a Fénis. Il castello risale al XII secolo e fu poi ampliato nel XIV. Apparteneva agli Challant, vassalli dei Savoia. Andato in disuso tra ‘700 e ‘800, fu poi restaurato ai primi del ‘900. Le visite, che costano 7 euro e durano circa 45’, sono tutte con guida e la nostra è stata meravigliosamente brava a raccontare in modo semplice e chiaro le fasi costruttive, le stanze, gli oggetti esposti, gli affreschi della balconata. Superlativa, davvero.

Piccola parentesi sul castello: è stato illustrato anche dal bravissimo disegnatore Francesco Corni in una delle sue pubblicazioni. I libri di Corni si trovano anche nelle librerie di Aosta e io vi suggerisco se non di acquistare, almeno di sfogliare il volume dedicato a Fénis.

Insomma, è stata una archeo vacanza breve ma intensa, quella in Val d’Aosta.
Che prima o poi spero di rifare.

Lo so che il post era lunghissimo. Però, in questa sezione musei e viaggi non ho mai descritto veramente un viaggio. Dovevo farlo, prima o poi…

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