Tesi, studente lavoratore, Statale

Chiedere la tesi: 5 cose da (non) fare, se sei uno studente lavoratore

Come sapete, io sono vecchia. Cioè: non sono proprio vecchia-vecchia, sono vecchia per l’università. È un fatto. Come vi ho già raccontato, dopo la triennale in Beni culturali e il master in comunicazione, ho mollato l’università. Non ho preso il titolo magistrale. Mea culpa, eh.
Ho ricominciato a studiare solo alla veneranda età di 34 anni e mezzo suonati, lavorando – part time – nella redazione di un network e mantenendo una collaborazione fissa con un’altra redazione. Lavorando cioè nella comunicazione, che non è un ambito canonico – come potrebbe essere uno scavo in cooperativa, per esempio – per un laureato in Scienze dei beni culturali a indirizzo archeologico, ecco.

Potevo lasciar perdere – anzi: in molti mi hanno suggerito di lasciar perdere, compreso il compianto ex direttore del network che, un paio di anni fa, dopo aver saputo della mia scelta, mi ha riso in faccia chiedendomi se fossi pazza – ma ho voluto riprendere comunque, perché mi sentivo incompleta e avevo un bisogno disperato di dare una direzione chiara alla mia vita, di acquisire maggior sapere, maggiori competenze, perché volevo scrivere anche di altro e volevo farlo bene. Insomma, volevo con tutte le mie forze studiare ancora. Per cui, anche se sapevo che sarebbe stato difficile, che avrei avuto momenti di sconforto, che mi sarei sentita inadeguata e incapace, che avrei sottratto tempo alla mia relazione, ho voluto riprendere a studiare comunque. Perché sapevo che era una cosa che mi avrebbe fatta felice.

Dal 2015 a oggi, ho dato quasi tutti gli esami. Me ne manca uno, per cui sto studiando e che conto di dare il prima possibile – sempre lavoro permettendo. E poi, be’, e poi mi manca la tesi. Ho temporeggiato, perché la professoressa con cui avrei voluto laurearmi è andata recentemente in pensione, e così ho dovuto scegliere un’alternativa valida. Ecco. Il colloquio preliminare è andato male, anzi, malissimo. E ragionandoci su, penso di aver individuato alcuni errori che ho commesso e che non si devono assolutamente commettere per non essere fraintesi. Ecco cosa vi consiglio.

1. Non raccontate tutte le vostre nuove competenze

Non è un colloquio di lavoro, questa è la verità. Non dovete fare colpo per farvi assumere. È una semplice richiesta di un argomento di ricerca.

Il punto è questo: se raccontate quello che avete fatto finora nella vita, passando in rassegna le (Poche? Tante? Medie? Boh) competenze acquisite nel corso degli anni, voi magari pensate di “segnalare” al vostro professore la possibilità di affrontare la ricerca con un taglio diverso dal solito, mentre quello invece crede che ve la stiate “tirando”. Insomma, viene presa per arroganza. Non è una bella sensazione.

2. Non dite che “volete fare un ragionamento”

Peggio del punto 1 c’è solo il punto 2 (che peraltro doveva essere consequenziale all’1) perché sembra che vogliate chiedere un argomento di ricerca per una tesi con l’obiettivo di cambiare le sorti dell’archeologia col vostro ragionamento brillante e innovativo. Ovviamente non è così, magari volete solo valorizzare alcuni (pochi!) dei concetti appresi durante la pratica del tuo lavoro di comunicatrice dell’ambiente.

Ma tutto questo potrebbe comunque sembrare (ancora) arroganza, e quindi è meglio che tacciate sui possibili ragionamenti che vi piacerebbe anche solo accennare. Dire che volete fare un ragionamento significa farsi fare una ramanzina sul fatto che, appunto, un ragionamento di ampio respiro si può fare solo dopo anni e anni e anni e anni eccetera. Voi ovviamente LO SAPETE e saapete anche che NON È IL VOSTRO CASO perché siete ormai fuori tempo massimo. Vorreste solo dare un valore al fatto che negli ultimi 15 anni avete imparato cose nuove e interessanti che vi piacerebbe facessero (almeno un pochino) parte del vostro discorso.

Avreste voluto/dovuto spiegarvi meglio, ma no, ormai il danno è fatto, mannaggiavvoi

3. Chiedi subito di fare una ricerca su qualcosa di piccolo

Anzi microscopico. Anzi, che proprio non si vede, guarda. Tipo Mago Merlino che diventa un batterio nell’epico scontro con Maga Magò, che infatti si trasforma in un drago con la febbre. Deve essere questo il vostro punto 1. Siate umili, anzi penitenti, Sì, penitenti è meglio. Come Indiana Jones quando va a recuperare il Graal. E poi boh, fate il segno della croce e accendete un cero alla dea Atena, che non si sa mai.

4. Non usate troppo spesso la parola “interessante”

Dire che volete svolgere una ricerca interessante può essere un’arma a doppio taglio. Può significare a) che avete una voglia matta di trovare una chiave originale per studiare qualcosa che può essere ripetitivo e barboso (come una classe di materiali, che comunque a mio avviso SONO a tutti gli effetti qualcosa di interessante). Oppure può significare che b) vorreste tanto scrivere di qualcosa di appassionante e divertente e che in fondo non vi va di perdere tempo dietro alla ricerca seria. Ovviamente voi intendete l’opzione a) ma chi vi ascolta capisce b).

5. Non ribadite che lavorate e soprattutto che lavorate nella comunicazione

Primo, perché sembra che ve la vogliate sbrigare in fretta, senza impegnarvi seriamente. E secondo, perché la comunicazione è da molti percepita come “niente”, “fumo negli occhi”, qualcosa che ai fini della ricerca non ha assolutamente un valore aggiunto. In realtà, voi vorreste pure integrare le due cose. Vorreste far entrare un po’ del vostro lavoro nella ricerca e un po’ della ricerca nel vostro lavoro. Vorreste raccontarla, una volta terminata? Far appassionare gli altri, un giorno, a quello che avete studiato? Individuarne il risvolto utile?

Ecco, non ditelo.
È meglio.

Infine, ricordate i vostri obiettivi.

Se voi, anzi, se tu, sì, proprio tu, caro studente lavoratore, come me hai ripreso a studiare perché vuoi portare avanti la tua personalissima competenza ibrida, fatta di archeologia più qualcosa d’altro, perché il tuo obiettivo non è tanto la ricerca pura, ma magari lo è la divulgazione, mettiti il cuore in pace e abbi pazienza. Magari i tuoi obiettivi non piaceranno a chi ti deve accompagnare verso il conseguimento di un titolo che hai tanto voluto, magari non saranno capiti, magari saranno considerati inutili, stupidi e arroganti.
Però sono tuoi. E finché li porti avanti senza tradire le regole e il rigore di una buona ricerca, ricorda che non stai facendo nulla di male.

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