Il 2019 è l’Anno del turismo lento

Me ne sono ricordata anch’io pochi giorni fa: il 2019 sarà l’anno nazionale del turismo lento. Fu annunciato da Dario Franceschini, ex ministro dei Beni, delle attività culturali e del turismo (l’ex Mibact) già nel 2017 con l’intento di valorizzare sempre di più anche gli angoli nascosti, poco visitati e poco raggiunti dal turismo di massa del nostro territorio.

Ma cos’è il turismo lento

Ma cosa significa, turismo lento? Come si fa un viaggio lento? È poi così diverso dal più generico turismo sostenibile di cui mi piace parlare spesso? Quali sono i suoi vantaggi?

Andare piano

Turismo lento significa di certo “andare piano“, dunque è favorito tutto ciò che si fa a piedi, il mezzo di trasporto più lento ma anche più sano del mondo. Si parla di cammini, dunque, ma non solo. In questo il turismo lento (slow) non differisce più di tanto da quello che di fatto è il turismo sostenibile nella sua accezione più stretta: si utilizzano mezzi lenti e poco o per nulla inquinanti, quindi anche la bici, ma anche i treni, preferibilmente quelli regionali che fanno tante fermate, che permettano di programmare tante tappe e di visitare il territorio in ogni suo angolino.

Distanze brevi, tante tappe

Altra caratteristica del viaggio lento è la brevità delle distanze coperte. Si programmano tappe molto ravvicinate le une alle altre che permettono quasi di misurare palmo a palmo il territorio. Questo significa anche che una vacanza “media”, di una-due settimane, si potrà di visitare una porzione di territorio relativamente piccola, specialmente se l’intento non è camminare/pedalare e basta, ma fermarsi nei diversi centri, girare tra le vie, vedere chieste, musei, parchi, assaggiare piatti tipici.

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La scoperta dell’ovvio

Il vero valore del viaggio lento, dunque, non è “andare molto lontano”, non è fare a gara coi colleghi per stabilire chi abbia visitato la meta più esotica o accumulato il maggior numero di miglia aeree, ma è conoscere il più possibile. Potremmo dire che è quasi una scoperta dell’ovvio? Forse. Scopo del viaggio lento è scoprire cosa abbiamo sotto il naso ogni giorno, quelle meraviglie appena dietro l’angolo che ignoriamo per distrazione o a volte per pregiudizio, perché sono troppo vicine, troppo scontate. Un piccolo museo a pochi chilometri da casa, una cascina che produce formaggi tipici, un bosco sconosciuto.

Storie e leggende vicine (coi libri giusti)

Viaggio lento significa – anche – passeggiare per la città alla scoperta di angoli medievali o resti romani. In questo caso, il viaggio lento è davvero perfetto per chi è a caccia di storie antiche, dentro ma anche fuori dai musei. Basta munirsi di guida, uscire di casa senza fretta, iniziare a camminare. Sono diversi i libri e le guide che permettono di conoscere storie, curiosità e leggende delle grandi città italiane. Un suggerimento per tutti: i testi della collana “101 cose da fare…”, disponibili per vari capoluoghi (Roma, Milano, Torino, Bologna, ecc).

Vantaggi del turismo lento

Questo modo di viaggiare lento e consapevole, che ci impone di prestare attenzione a ogni angolo del territorio e non solo alle mete più “in”, non è solo sostenibile, è anche il modo migliore per scoprire davvero i siti “minori” del nostro paese, chicche e “gioiellini” nascosti, per nulla pubblicizzati dai circuiti mainstream e dunque ignorati. Ci permette di approfondire le conoscenze sul patrimonio archeologico ed artistico, di cui i grandi siti Unesco non sono che il pallido riflesso. Promuovere e incentivare il turismo lento fa bene a tutti: a chi viaggia, perché scopre cose nuove, e agli operatori turistici, che possono differenziare la propria offerta. E farebbe bene anche ai grandi siti “maggiori”, letteralmente presi d’assalto nei periodi di alta stagione, con rischi prevedibili per la loro stessa “salute”.

Insomma, il turismo lento fa bene. Perché non provare?

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