Museo Paolo Orsi di Siracusa

Museo Paolo Orsi di Siracusa: info e dritte per una visita perfetta

Dopo anni che frequento la Sicilia e specialmente la provincia di Siracusa, finalmente sono riuscita a convincere il mio compagno a venire con me a visitare il Museo archeologico Paolo Orsi, uno dei più importanti d’Europa per l’importanza dei reperti conservati.

Conoscendo i miei tempi medi di visita di siti e musei non era molto contento, ma considerato che questa è stata un’estate molto calda e che nel museo faceva abbastanza fresco, se n’è fatto una ragione.

Brevissima storia del museo Paolo Orsi

Questo museo archeologico, che si trova non troppo distante dal parco archeologico in cui si possono ammirare il famosissimo teatro greco e l’orecchio di Dionisio, è dedicato a Paolo Orsi, uno dei più famosi archeologi vissuti a cavallo tra Ottocento e Novecento. Nato a Rovereto, l’Orsi si dedicò moltissimo alla Sicilia, scavando non solo a Siracusa, ma anche per esempio nelle colonie di Naxos e Megara Ibrea, sui monti Iblei e in centri come Thapsos, Pantalica, Caltagirone. Molti dei reperti presenti nel museo provengono proprio da suoi scavi.

Museo Paolo Orsi di Siracusa.

La mappa del Museo Paolo Orsi di Siracusa.

L’edificio è stato costruito tra 1967 e 1986, su progetto di Franco Minissi, all’interno del parco storico di Villa Landolina per ospitare i reperti del museo archeologico che aveva sede a Ortigia e che oggi è sede della soprintendenza; l’apertura al pubblico è avvenuta nel 1988, sotto la direzione di Giuseppe Voza. La costruzione è su due livelli, divisa in cinque settori: A- Preistoria e protostoria; B- colonie greche e Siracusa in età arcaica e classica; C- subcolonie di Siracusa; Gela e Agrigento; D- Siracusa in età ellenistico-romana ed F- periodo paleocristiano. Il piano interrato ospita invece il medagliere.

Che dire? Davvero uno spettacolo. Ecco la mia piccola recensione critica.

Parola d’ordine: accessibilità

La prima cosa che salta agli occhi, varcando l’ingresso del Museo Paolo Orsi, è che il percorso espositivo è davvero accessibile a tutti. Diversamente da musei importanti ma datati, pieni di scale e con ascensori forse funzionanti ma nascosti, le rampe a pendenza “dolce” del museo siracusano permettono a tutti – quindi anche a disabili, anziani con difficoltà motorie, mamme con bambini nel passeggino – di fruire degli spazi del museo. Tra un piano e l’altro, la pedana montascale consente la salita e la discesa, senza difficoltà.

Museo Paolo Orsi

Sezione A. Le diverse sale sono collegate da rampe che facilitano l’accessibilità. © Chiara Boracchi

Archia e Aretusa protagonisti dei pannelli touch

Appena entrati nella prima sala del settore A, mi sono subito messa a “giocare” con il pannello touch screen: in pratica, chi si è occupato della didattica ha avuto un’idea carina, e cioè ingaggiare due attori, uno per la parte di Archia, fondatore di Siracusa, e uno per la parte di Aretusa, ninfa della città, per registrare brevi video di introduzione ai pezzi della sala, in italiano e in inglese. Il pannello, poi, ti permette anche di scoprire i diversi percorsi tematici predisposti dai curatori, oppure (se hai fretta e non hai voglia di pigiare tasti è sorbirti Archia che ti descrive i diversi periodi storici) di conoscere i pezzi imperdibili in esposizione.

Imperdibili, museo Paolo Orsi di Siracusa

I pannelli touch con gli “imperdibili”. © Chiara Boracchi

Cosa non perdere, secondo me

Allora, qui sono conservati alcuni reperti davvero famosissimi, che sicuramente avrete visto su pubblicazioni, siti e manifesti, come la Venere Landolina della prima metà del I secolo a.C. o la Gorgone in terracotta di VI secolo proveniente dal Tempio di Atena (inglobato nel Duomo di Siracusa) o ancora il frontone del tempio di Gela. Io ho amato molto anche gli elefanti nani della sezione dedicata alla preistoria della Sicilia, la Dea Madre arcaica che allatta i due gemelli (praticamente, una “Madonna con bambini”) e il cavaliere di terracotta di Camarina, e i portelli della necropoli di Castelluccio. E poi ho trovato bellissime le statuine fittili che testimoniano i culti di Demetra e Kore e di Artemide a Siracusa e nelle subcolonie della città (a Eloro soprattutto). Tra le ceramiche – tutte belle!! – ho lasciato il cuore davanti alla vetrina degli scarti di lavorazione (perché sì!).

Termini un po’ troppo tecnici

Questo grado di interattività mi è piaciuto molto, così come ho apprezzato le diverse videoinstallazioni sparse per le sale. Anche i pannelli fissi (che sono tanti, con testi bilingue italiano e inglese) sono molto interessanti, molto precisi, però hanno un grosso, grosso difetto: per eccesso di zelo, forse, riportano talvolta termini un po’ troppo tecnici senza spiegarli e possono risultare poco comprensibili a un pubblico medio.

Tipo: se scrivi termini come ingobbio o apoikia e non spieghi che cosa sono (per la cronaca: uno è il rivestimento degli oggetti ceramici realizzato con un’argilla particolarmente liquida in cui il pezzo viene immerso prima della cottura; il secondo termine invece indica la fondazione di una nuova città greca) poi non ti stupire se il pubblico di gente “normale”, che non ha studiato greco o non frequenta le botteghe dei ceramisti si sente rifiutato e nei musei non ci vuole più mettere piede, o se i ragazzini delle scuole, costretti dai prof a visitare queste sale, iniziano a distrarsi guardando lo smarphone o a riprendersi mentre fanno (se va bene) le boccacce. Se non capiscono quello che comunichi, è normale che questo accada.

Poca cura in alcune sale

Non mi è piaciuto che alcune sale, con reperti anche molto interessanti (soprattutto nel settore A, dove si trovano i reperti della preistoria sicula) alcune vetrine fossero poco o per nulla illuminate o addirittura molto sporche. Si tratta di un peccato, perché il museo è veramente bello.

Altri aiuti da parte della tecnologia

Se, da bravi turisti responsabili, avete intenzione di studiare un po’ prima e di leggere un po’ di informazioni utili sui vari settori e se volete conoscere in anteprima gli imperdibili, potete andare sul sito IZI Travel  (che è un sito dedicato allo storytelling museale, con tanto di app per qualunque tipo di smartphone) e documentarvi. Se poi desiderate avere l’audioguida in anteprima, potete scaricarla sul vostro cellulare per pochi euro sempre grazie all’app IZI Travel e godervi il percorso museale con le vostre cuffie.

Info utili

Il museo si trova in Viale Teocrito 66 a Siracusa.

Gli orari del museo:
da martedì a sabato 09.00 – 18.00
domenica e festivi 09.00 – 13.00
Chiuso al lunedì (quindi organizzatevi bene).

Gli orari del medagliere:
ma-gio-ve-sa 09.30 – 13.30
me 9.30 – 17.30
Domenica e Lunedì chiuso

Il costo del biglietto è di 8,00 euro (4,00 euro il ridotto).

Tempo stimato per una visita “normale”, senza leggere minuziosamente ogni riga di ogni pannello, ma comunque non perdendo nulla, è di due ore e mezzo.

Fatemi sapere se vi è piaciuto.

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